L'80% dei flussi mondiali sceglie le coste: così il Mediterraneo paga il conto dell'overtourism
Milioni di turisti concentrati sulle coste nei mesi più caldi, ancoraggi, scarichi e servizi sotto pressione: Marevivo avverte che l’overtourism non minaccia soltanto le destinazioni, ma rende gli ecosistemi marini più vulnerabili alla crisi climatica.
Il problema non è che il Mediterraneo sia troppo amato. È che lo amiamo tutti nello stesso momento, negli stessi luoghi e spesso nello stesso modo. A luglio e agosto le coste si riempiono, aumentano le barche, gli ancoraggi, i consumi, gli scarichi e i rifiuti. E mentre in superficie si celebra il rito delle vacanze, sotto il pelo dell’acqua gli ecosistemi più fragili pagano il conto.
È da qui che parte l’ultimo allarme di Marevivo sull’overtourism: una pressione che non si misura soltanto nelle spiagge affollate o nel traffico delle località balneari, ma anche nella capacità del Mediterraneo di resistere a ondate di calore, perdita di biodiversità e riscaldamento delle acque. Proteggere gli habitat marini, sostiene la Fondazione, significa quindi non soltanto conservare la natura, ma rafforzare le difese del mare contro la crisi climatica.
I numeri aiutano a capire la dimensione del fenomeno. Secondo i dati richiamati da Marevivo, circa l’80% del turismo mondiale si concentra nelle aree costiere. Nel 2025, stando a Eurostat, le strutture ricettive dell’Unione europea hanno registrato quasi 3,1 miliardi di pernottamenti, oltre il 61% dei quali in appena quattro Paesi: Spagna, Italia, Francia e Germania. L’Italia, con quasi 477 milioni di pernottamenti, si è confermata seconda in Europa dopo la Spagna.
Ma più del totale conta la concentrazione. Oltre il 31% dei pernottamenti europei cade nei soli mesi di luglio e agosto; in Grecia la quota raggiunge il 41,6%, in Croazia supera addirittura il 54%. Milioni di persone che si riversano nello stesso momento lungo coste che, nel pieno dell’estate, devono già fare i conti con temperature elevate e mari sempre più caldi.
È qui che l’overtourism smette di essere soltanto una questione di traffico, spiagge piene o prezzi alle stelle. Sott’acqua, per esempio, gli ancoraggi indiscriminati possono danneggiare le praterie di Posidonia oceanica, habitat fondamentali per l’equilibrio del Mediterraneo. Secondo Marevivo, le praterie già degradate risultano anche più vulnerabili alle ondate di calore rispetto a quelle rimaste integre. A questa pressione si sommano attività come la pesca a strascico e, a terra, l’aumento improvviso della popolazione nelle località turistiche.
In poche settimane piccoli centri costieri possono infatti trovarsi a gestire consumi, rifiuti e scarichi di una popolazione molte volte superiore a quella residente. Se gli impianti di depurazione non sono dimensionati o non funzionano adeguatamente, l’aumento dei nutrienti nelle acque, combinato con temperature marine elevate, può contribuire a condizioni favorevoli alla comparsa e alla persistenza delle mucillagini. Scarichi e rifiuti finiscono così per aggiungere un altro fattore di stress a ecosistemi già fragili.
«Il futuro del turismo nel Mediterraneo dipende dalla salute del Mediterraneo stesso», osserva Rosalba Giugni, presidente di Marevivo. Il problema, sottolinea, «non è il turismo», che resta una risorsa economica, culturale e sociale, ma «un modello di fruizione del territorio che concentra milioni di persone negli stessi luoghi e negli stessi periodi dell’anno».
La questione non riguarda soltanto le coste italiane. Alla Conferenza delle Nazioni Unite sull’Oceano di Nizza del 2025 Marevivo ha portato il caso di Sataya, in Egitto, area frequentata dai delfini ma diventata anche una popolare destinazione turistica. Imbarcazioni e gruppi di visitatori entrano nello stesso habitat utilizzato dai cetacei per riposare, nutrirsi e riprodursi: un esempio, secondo la Fondazione, di quanto rapidamente il richiamo di un luogo naturale possa trasformarsi in pressione sul luogo stesso.
La risposta passa allora anche da interventi molto concreti: boe di ormeggio che evitino alle ancore di arare i fondali di Posidonia, depuratori adeguati ai picchi stagionali, una migliore gestione di scarichi e rifiuti e una riduzione delle attività più impattanti. Marevivo porta avanti inoltre la campagna “Plastic Free e non solo”, rivolta a porti, approdi, alberghi e stabilimenti balneari, con un sistema di “stelle marine” assegnate sulla base degli obiettivi ambientali raggiunti. Perché il paradosso dell’overtourism è tutto qui: rischiamo di consumare proprio ciò che ci spinge a partire. E un Mediterraneo meno sano non perderebbe soltanto biodiversità e capacità di reagire alla crisi climatica. Perderebbe, poco alla volta, anche una parte di quella bellezza che ogni estate porta milioni di persone sulle sue rive.

