Da Gaza a Pisa, il futuro di Engy ricomincia dall’università: "Studio la pace perché conosco la sua assenza"
Per oltre un anno ha raccontato la Striscia mentre la guerra le accadeva intorno, ora è arrivata in Italia: studierà Scienze per la Pace e proverà a trasformare undici mesi di attese in un nuovo inizio.
Per più di un anno ha raccontato Gaza mentre Gaza le accadeva intorno. Ora Engy Abdelal, 28 anni, è arrivata a Pisa. Dopo undici mesi di tentativi, contatti, attese e ostacoli, la giovane palestinese ha lasciato la Striscia e raggiunto l’Italia, dove si iscriverà alla laurea magistrale in Scienze per la Pace dell’Università di Pisa. Il suo nome, negli ultimi mesi, era comparso sulle pagine de L’Espresso: da Gaza Engy aveva raccontato la guerra e soprattutto ciò che la guerra lascia ai margini delle cronache: la quotidianità spezzata, l’incertezza, la fatica di continuare a vivere mentre tutto intorno cambia forma. A raccogliere e accompagnare la sua voce era stata la giornalista Federica Bianchi. Poi il rapporto professionale si era trasformato in qualcosa di più concreto: la ricerca di una via d’uscita.

È cominciato così un percorso durato quasi un anno, fatto di appelli, contatti e una rete di persone che hanno provato a trasformare una possibilità remota in un progetto reale. La svolta è arrivata quando l’Università di Pisa ha scelto di accoglierla. «Un grazie enorme va al prorettore per la Cooperazione internazionale Giovanni Federico Gronchi, che ha raccolto l’appello e ha dato a una ragazza la possibilità di progettare il futuro», ha scritto Bianchi su L’Espresso il 18 settembre.
A Pisa Engy non arriva da sola, almeno simbolicamente. Con lei diventano sei gli studenti palestinesi accolti dall’Ateneo nell’ultimo anno. Alla fine del 2025 erano già arrivati Aya, Ahmed, Muawiya, Mohammed e Naba, attraverso iniziative di cooperazione internazionale e corridoi universitari sostenuti dall’Ateneo, dall’accordo con la Croce Rossa Italiana al progetto IUPALS – Italian Universities for Palestinian Students.

«L’arrivo di Engy è un altro risultato concreto del nostro impegno per trasformare la solidarietà in opportunità di studio e di futuro», sottolinea Gronchi, prorettore per la cooperazione e le relazioni internazionali. «In questo caso è particolarmente significativo che l’incontro tra persone, società civile, mondo dell’informazione e università abbia permesso di costruire un percorso che sembrava estremamente difficile». Adesso comincia la parte forse più delicata: non soltanto arrivare, ma ricominciare. L’Università accompagnerà Engy nell’inserimento nella comunità accademica, perché possa riprendere gli studi e costruire liberamente il proprio percorso personale e professionale. Per mesi, da Gaza, Engy ha continuato a scrivere quando scrivere significava anche resistere alla cancellazione della normalità. Oggi quelle parole arrivano da un altro luogo. Pisa non cancella ciò che è stato, ma apre uno spazio nuovo: quello in cui il futuro può tornare a essere pensato, prima ancora che vissuto.