Maria Callas, svelato il mistero della voce perduta

Maria Callas, svelato il mistero della voce perduta

Uno studio dell’Università di Padova rilegge il declino artistico e fisico della Divina alla luce della dermatomiosite, una rara malattia autoimmune che colpisce i muscoli della respirazione. Un’ipotesi che sottrae la sua fragilità alle sole interpretazioni psicologiche e personali

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by Pasquale Raicaldo

A un certo punto la voce cominciò a non obbedirle più. Quella voce che sembrava in grado di abitare ogni piega del dolore, di salire vertiginosamente e poi spezzarsi senza mai perdere la propria grandezza, divenne incerta, affaticata, discontinua. Maria Callas continuava a cantare, ma il suo corpo pareva sottrarle, poco alla volta, lo strumento con il quale aveva conquistato il mondo.
Per oltre mezzo secolo il declino vocale della Divina è stato spiegato ricorrendo a una trama complessa di cause: il dimagrimento drastico, l’intensità della carriera, lo stress emotivo, la fragilità psicologica, l’uso eccessivo della voce, persino gli effetti collaterali dei farmaci. Interpretazioni spesso intrecciate alla sua biografia sentimentale e alla costruzione pubblica del personaggio, quasi fosse impossibile separare la cantante dalla donna e la malattia dal mito.
Ora uno studio dell’Università di Padova propone una lettura diversa. Non una diagnosi postuma, impossibile da formulare con certezza a quasi mezzo secolo dalla morte della soprano, ma un’ipotesi clinica fondata sull’analisi dei sintomi, delle testimonianze mediche e dei materiali storici disponibili. Per risolvere un singolare cold case, una volta per tutte.

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La ricerca, intitolata Hoarseness and Dermatomyositis: Insights from the Historical Case of Maria Callas e pubblicata sul «Journal of Voice», è stata condotta da specialisti dell’Unità operativa complessa di Otorinolaringoiatria dell’Azienda Ospedale-Università di Padova e dell’Istituto di Storia della Reumatologia. Al centro dello studio c’è la dermatomiosite, una rara patologia autoimmune infiammatoria che interessa soprattutto i muscoli e la cute, ma che può coinvolgere anche la laringe e la muscolatura respiratoria indispensabile alla produzione della voce.
La malattia, spiegano i ricercatori, può manifestarsi inizialmente attraverso una disfonia isolata o predominante. L’infiammazione può infatti colpire i muscoli interni della laringe, provocare lesioni della mucosa delle corde vocali o, più raramente, determinare una paresi cordale. Nei casi descritti dalla letteratura scientifica, inoltre, l’andamento dei disturbi vocali può seguire quello della malattia e variare in relazione alla risposta alle terapie immunosoppressive.
Nel caso della Callas, gli studiosi hanno individuato diverse corrispondenze: l’affaticamento vocale progressivo, la perdita del sostegno respiratorio, la difficoltà nel conservare la potenza del canto, la natura fluttuante della disfonia e un parziale miglioramento successivo al trattamento con corticosteroidi.

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«L’applicazione retrospettiva dei criteri diagnostici storici e contemporanei suggerisce che la dermatomiosite rappresenti un’ipotesi clinicamente plausibile per spiegare almeno una parte del declino vocale e fisico della cantante», osserva Rosario Marchese-Ragona, primo autore della ricerca.
Per ricostruire il caso, il gruppo di Padova ha incrociato discipline e materiali differenti: la letteratura internazionale in campo otorinolaringoiatrico e reumatologico, le fonti storiche, le testimonianze dei medici dell’epoca, le analisi foniatriche, le registrazioni sonore e le immagini filmate delle esibizioni. Una sorta di indagine clinica nel tempo, condotta non sul corpo della cantante, ormai inaccessibile, ma sulle tracce che quel corpo ha lasciato.
Il valore dello studio, tuttavia, non si esaurisce nel fascino esercitato da una delle più grandi interpreti del Novecento. La vicenda della Callas diventa anche l’occasione per richiamare l’attenzione su un sintomo spesso considerato marginale: una raucedine persistente o atipica può essere il primo segnale di una patologia sistemica e richiedere il confronto tra otorinolaringoiatri, foniatri, neurologi e reumatologi.
La voce, in fondo, non appartiene soltanto alla gola. È il risultato delicatissimo di muscoli, respiro, nervi, tessuti e postura; racconta ciò che accade nel corpo molto prima che il corpo riesca a dichiararlo apertamente.
Nel mistero della voce perduta di Maria Callas, la ricerca introduce così una possibilità nuova. Dietro quelle note sempre più faticose potrebbe non esserci stata soltanto l’ombra di una vita inquieta, di un amore tormentato o di una carriera spinta oltre il limite. Potrebbe esserci stata anche una malattia reale, silenziosa e ancora poco conosciuta. Una fragilità biologica rimasta per decenni nascosta dietro la luce abbagliante del mito.

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