La Corea del Sud ha quasi eliminato gli sprechi alimentari. E ora l'Occidente prova a copiarne il modello
Seoul ha trasformato il problema dei rifiuti alimentari in un modello economia circolare grazie a norme, incentivi e tecnologia. New York prova oggi a seguire questa strada
New York sta provando a seguire una strada già percorsa dalla Corea del Sud: trasformare i rifiuti alimentari da problema ambientale a risorsa, attraverso raccolta differenziata, tecnologia e responsabilizzazione dei cittadini. In una città come Seoul, portare gli avanzi di cucina nel cassonetto non è più un gesto anonimo. Nei condomini coreani, molti cittadini utilizzano contenitori intelligenti dotati di tecnologia RFID: avvicinano una tessera, il sistema riconosce l’utente, pesa gli scarti conferiti e registra la quantità prodotta. Un’operazione che dura pochi secondi, ma che racconta una delle trasformazioni più radicali nel settore della gestione dei rifiuti. La Corea del Sud è riuscita negli ultimi trent’anni a costruire uno dei sistemi più avanzati al mondo per il trattamento degli scarti alimentari. Il Paese è passato da una situazione critica negli anni Novanta a un modello in cui quasi tutti i rifiuti organici vengono recuperati attraverso riciclo, compostaggio e produzione di energia. Il risultato più evidente è nei numeri: il tasso di riciclo dei rifiuti alimentari è passato dal 2,6% nel 1996 a quasi il 97% nel 2023. New York guarda oggi a questa esperienza come possibile riferimento. La metropoli americana ha introdotto nuovi programmi di raccolta dell’organico e sistemi di compostaggio intelligente, ma deve ancora affrontare una sfida centrale: convincere milioni di cittadini a cambiare abitudini.

La crisi degli anni Novanta: quando la Corea ha dovuto cambiare modello
Il percorso della Corea del Sud nasce da una necessità. Durante la rapida crescita economica e urbana della seconda metà del Novecento, il Paese si trovò ad affrontare un aumento significativo della produzione di rifiuti. Le città erano sempre più dense e lo spazio disponibile per le discariche sempre più limitato. Gli scarti alimentari rappresentavano una delle principali criticità: pesanti, umidi e facilmente degradabili, producevano cattivi odori, percolato e gas serra quando venivano smaltiti in discarica. La risposta arrivò attraverso un percorso graduale costruito nell’arco di trent’anni. Nel 1995 il governo introdusse un sistema di tariffazione basato sul volume dei rifiuti prodotti (Volume-Based Waste Fee System), secondo il principio per cui chi genera più rifiuti contribuisce maggiormente ai costi di gestione. Nel 1997 venne resa obbligatoria la separazione dei rifiuti alimentari e nel 2005 fu introdotto il divieto di conferire gli scarti organici in discarica. Secondo l’OECD, il caso coreano rappresenta uno degli esempi più interessanti di utilizzo combinato di politiche ambientali, strumenti economici e infrastrutture per favorire l’economia circolare.
Il cassonetto intelligente: quando anche i rifiuti diventano dati
Uno degli elementi più innovativi del sistema sudcoreano è rappresentato dai cassonetti intelligenti con tecnologia RFID (Radio Frequency Identification). Il funzionamento è semplice: ogni cittadino si identifica tramite una tessera, il contenitore pesa automaticamente il materiale conferito e il sistema registra il quantitativo prodotto. La Corea ha portato questo sistema a una scala nazionale: secondo i dati del 2025, sono presenti 151.934 cassonetti intelligenti RFID distribuiti sul territorio, capaci di servire oltre 8,61 milioni di famiglie. La Korea Environment Corporation descrive questo modello come uno strumento capace di misurare la quantità di rifiuto alimentare prodotta dalle singole utenze e applicare una tariffazione proporzionata al peso. L’obiettivo non è soltanto raccogliere meglio, ma modificare il comportamento delle persone. Quando il cittadino vede quanto rifiuto produce e quanto questo incide economicamente, diventa più consapevole dello spreco alimentare. Il rifiuto smette quindi di essere invisibile: ogni famiglia può misurare concretamente il proprio impatto.
Da rifiuto a risorsa: energia, compost e economia circolare
La seconda grande innovazione del modello coreano riguarda ciò che accade dopo la raccolta. Gli scarti alimentari non vengono semplicemente eliminati, ma inseriti in un sistema di recupero che permette di trasformarli in nuove risorse. Una parte viene utilizzata per produrre compost, mentre altri materiali vengono destinati alla produzione di biogas ed energia. Il principio è quello dell’economia circolare: ciò che prima rappresentava un costo ambientale diventa una materia prima. Questo approccio permette anche di ridurre le emissioni. Quando gli alimenti vengono smaltiti in discarica, la loro decomposizione produce metano, un gas serra particolarmente impattante: in un periodo di 20 anni, il metano ha un potere climalterante oltre 80 volte superiore rispetto alla CO₂. Attraverso impianti di trattamento controllati, invece, il gas può essere catturato e utilizzato per produrre energia. In Corea esistono oltre 340 impianti dedicati al trattamento dei rifiuti alimentari. Il Daejeon Bio Energy Centre, uno degli esempi più avanzati, riesce a trasformare in energia il 70-75% dei materiali che riceve, producendo elettricità sufficiente a coprire il fabbisogno quotidiano di circa 6.000 famiglie.
New York guarda alla Corea: il problema non è solo tecnologico
Il modello sudcoreano sta attirando l’attenzione di altre grandi città. New York City ha introdotto dal 2024 l’obbligo di separazione dei rifiuti alimentari per quasi 3,4 milioni di famiglie e ha iniziato a installare anche oltre 400 cassonetti intelligenti per il compostaggio accessibili tramite applicazione.

Tuttavia, replicare il modello coreano non è semplice. La differenza principale è nel percorso che ha portato alla loro introduzione. La Corea ha costruito il proprio sistema attraverso decenni di politiche progressive: prima la responsabilizzazione economica, poi l’obbligo della separazione, infine la digitalizzazione. New York, come molte altre città occidentali, deve invece affrontare soprattutto una questione culturale: convincere i cittadini che separare correttamente gli scarti alimentari non è solo un obbligo, ma un comportamento con un impatto concreto. I numeri mostrano la distanza ancora da colmare: nel 2025 New York ha gestito circa 140.000 tonnellate di rifiuti organici domestici, pari a circa il 9% degli oltre 1,5 milioni di tonnellate prodotti annualmente dalle famiglie. Il caso coreano dimostra quindi che il futuro della gestione dei rifiuti dipenderà dalla capacità di creare sistemi in cui cittadini, istituzioni e imprese condividano la responsabilità del ciclo dei materiali.