Vulcani, le 18 "bufale" che resistono alla scienza

Dai “supervulcani” alla cintura di fuoco, dalle camere magmatiche alle eruzioni impossibili da prevedere con il calendario: uno studio smonta i falsi miti più diffusi. E avverte: nell’era dei social e dell’IA, le fake news corrono spesso più veloci della lava

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by Pasquale Raicaldo
Vulcani, le 18 "bufale" che resistono alla scienza
Photo by Piermanuele Sberni


Ci sono idee sui vulcani che resistono più a lungo delle eruzioni. Tornano nei titoli, rimbalzano sui social, si sedimentano nell’immaginario collettivo fino a sembrare verità scientifiche: dai “supervulcani” pronti a scatenare catastrofi planetarie alla possibilità di prevedere con precisione un’eruzione, fino alle immagini spettacolari attribuite al vulcano sbagliato. Uno studio internazionale, realizzato con la partecipazione dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ne ha individuate 18 tra le più diffuse, provando a separare ciò che sappiamo davvero da ciò che continuiamo soltanto a raccontarci. Il lavoro, Getting the story straight: Common misconceptions around volcanoes and eruptions with case studies of recent events, è stato pubblicato sul Journal of Applied Volcanology da un gruppo internazionale di vulcanologi, con la partecipazione dell’INGV e del ricercatore dell’Osservatorio Etneo Boris Behncke. Lo studio attraversa sei grandi territori della vulcanologia: sismologia, rapporto tra vulcani e clima, sistemi e strutture vulcaniche, pericolosità, tempi e periodicità delle eruzioni, uso di fotografie e video. E passa al setaccio espressioni ormai entrate nell’immaginario collettivo, dalla “cintura di fuoco del Pacifico” ai “supervulcani” e ai “megatsunami”, insieme a questioni assai più concrete: quanto sia davvero possibile prevedere un’eruzione, che cosa distingua la cenere vulcanica dal fumo, che cosa siano realmente le cosiddette camere magmatiche. Non è soltanto un esercizio di precisione terminologica. Le parole, durante una crisi vulcanica, possono cambiare la percezione del rischio. Gli autori dello studio hanno lavorato per decenni tra osservatori, enti di ricerca e università, seguendo crisi in Indonesia, Filippine, Nuova Zelanda, Australia, Cile, Stati Uniti ed Europa. Ed è proprio nel rapporto con media e pubblico che hanno potuto osservare come un’informazione imprecisa, una semplificazione o un’immagine sbagliata possano trasformarsi rapidamente in una falsa certezza.

“La ricerca – spiega Behncke – rappresenta una risorsa sviluppata per aiutare vulcanologi, giornalisti, decisori e pubblico a orientarsi correttamente quando un vulcano entra in eruzione, o anche quando non lo fa”. Per ciascuno dei luoghi comuni analizzati, il lavoro propone punti chiave e una sintesi delle conoscenze scientifiche più aggiornate.

the sun shines on the top of a mountain
Il Monte Agung di Bali [Joshua Kettle]

Sette i casi studio presi in esame: dal Monte Agung di Bali al Kīlauea delle Hawaii, dal Tajogaite di La Palma alla Soufrière di St. Vincent, dal Taal nelle Filippine fino all’Etna e alla caldera di Yellowstone.

Proprio Yellowstone è probabilmente il campione mondiale dell’apocalisse annunciata: basta una variazione nei parametri monitorati perché tornino a circolare scenari di una gigantesca eruzione capace di portare l’umanità sull’orlo dell’estinzione. Uno scenario che gli scienziati considerano estremamente improbabile rispetto alle altre possibili evoluzioni del sistema.

Black volcano landscape with subtle rising mist
Etna [DIMITRA KARKAVELI]

Ma non occorre andare così lontano. Attorno all’Etna sopravvive ancora, per esempio, il racconto secondo cui l’eruzione del 1669 avrebbe provocato migliaia di morti. Non fu così: la lava avanzava abbastanza lentamente da consentire alle popolazioni di allontanarsi e non risultano vittime direttamente causate dalle colate. Più recente, e quasi paradossale, è il caso delle immagini. Persino importanti testate italiane hanno illustrato in passato articoli sullo Stromboli con fotografie dell’Anak Krakatau, in Indonesia, nonostante non manchino certo immagini autentiche del vulcano eoliano. E durante le più recenti fasi di attività dell’Etna, sui social sono circolate previsioni prive di fondamento sull’evoluzione dell’eruzione, alimentando allarme tra chi vive alle pendici del vulcano.

Poi c’è l’ultima frontiera: l’intelligenza artificiale. “Per non parlare delle immagini create con l’intelligenza artificiale, falsificate o riferite ad altri vulcani dopo la recentissima eruzione dell’Anak Krakatau in Indonesia – prosegue Behncke –: nonostante la disponibilità di video e immagini autentiche, a diventare virali sono stati filmati chiaramente alterati dall’IA”. Il cortocircuito è arrivato al punto che immagini delle eruzioni dell’Etna del luglio e agosto 2026 sono state spacciate per riprese dell’Anak Krakatau. Il problema è che i vulcani possiedono tutto ciò che serve per conquistare l’attenzione: spettacolarità, imprevedibilità, paura. Sono una delle manifestazioni più potenti della vitalità del pianeta, ma possono anche rappresentare un rischio concreto per popolazioni, infrastrutture e traffico aereo. Mai come oggi la scienza ha avuto strumenti così rapidi per raggiungere milioni di persone. Ma la stessa velocità appartiene alle bufale. E durante un’emergenza, la differenza tra un’informazione corretta e una storia abbastanza spettacolare da sembrare vera può diventare, essa stessa, una questione di sicurezza.

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