Green job, in Italia c'è spazio per 2 milioni di nuovi lavoratori. Ma uno su due è introvabile

Dagli esperti di energie rinnovabili agli elettricisti, fino ai nuovi specialisti della moda sostenibile: la transizione promette occupazione, ma le imprese faticano a trovare personale qualificato. A Economondo la proposta di un bonus fiscale per incentivare assunzioni e competenze verdi

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Green job, in Italia c'è spazio per 2 milioni di nuovi lavoratori. Ma uno su due è introvabile
Photo by Vitaly Gariev

Il lavoro c’è, i lavoratori molto meno. È il paradosso della rivoluzione verde italiana: mentre le imprese accelerano sulla sostenibilità, quasi un'assunzione su due rischia di trasformarsi in una caccia al tesoro. E per alcune professioni trovare il candidato giusto è diventato pressoché impossibile. In Italia, nel 2025, le aziende hanno programmato quasi due milioni di ingressi per i cosiddetti green jobs, ma nel 53,4% dei casi hanno dichiarato difficoltà a reperire personale. Un cortocircuito che racconta molto del futuro del lavoro, e soprattutto di quanto il sistema formativo fatichi a tenere il passo con le trasformazioni dell'economia.
A fotografare il fenomeno sono i dati del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, presentati a Rimini durante Ecomondo 2026, in occasione del Tavolo nazionale sui Green Jobs.

Un momento dei lavori

I numeri parlano chiaro: 1.950.210 assunzioni programmate, il 33,6% del fabbisogno occupazionale complessivo, contro le 1.891.990 del 2024. In sostanza, un ingresso su tre riguarda una professione legata alla transizione ecologica. E il 57,2% delle imprese italiane investe già nelle competenze verdi, contribuendo a generare quasi tre quarti dei contratti di lavoro previsti a livello nazionale. Ma è quando si entra nel dettaglio delle professioni che lo scenario diventa sorprendente. Per i tecnici del risparmio energetico e delle energie rinnovabili, la difficoltà di reperimento raggiunge addirittura il 94,2%. Significa che, su cento ingressi programmati, per oltre novanta le aziende prevedono difficoltà a trovare personale. Non va molto meglio per gli idraulici e gli installatori di tubazioni del gas, con il 77,3%, e per gli elettricisti nelle costruzioni civili, al 72,1%. Sono proprio gli artigiani e gli operai specializzati a rappresentare il gruppo più numeroso dei green jobs, con oltre 751mila ingressi programmati. Eppure, nel 63% dei casi, trovare le competenze necessarie è complicato. Il problema, insomma, non riguarda soltanto professioni futuristiche o altamente tecnologiche. 


La transizione ecologica ha bisogno anche di mani esperte, capaci di installare impianti, rendere efficienti gli edifici, ridurre gli sprechi e trasformare i processi produttivi. E ha bisogno di farlo rapidamente.

«Quasi due milioni di assunzioni programmate, pari a un terzo del fabbisogno nazionale, certificano che la sostenibilità è ormai una scelta industriale strutturale», osserva Alessandra Astolfi, Global Exhibition Director Green & Technology di Italian Exhibition Group. Il rischio, sottolinea, è che le innovazioni tecnologiche finiscano per rallentare proprio per l'assenza di personale qualificato. Ma chi immagina il lavoratore green soltanto come un esperto di pannelli solari o tutela ambientale deve aggiornare il proprio vocabolario.

Il futuro è verde, ma anche digitale. E le due dimensioni sono sempre più inseparabili. Tra le professioni intellettuali, scientifiche e specialistiche legate alla transizione ecologica, competenze digitali di elevata importanza sono richieste nell'88,8% dei casi. Per quasi la metà delle posizioni è inoltre importante saper utilizzare tecnologie digitali per automatizzare i processi. È quella che gli esperti chiamano Twin Transition, la doppia transizione ecologica e digitale. Un cambiamento che investe praticamente ogni settore produttivo, dall'industria manifatturiera alla gestione dei rifiuti, dall'edilizia alla moda.

«Un green job oggi non è più soltanto una figura legata alla tutela dell’ambiente in senso tradizionale, ma un professionista in grado di gestire macchinari 4.0, intelligenza artificiale applicata ai processi ed economia circolare», spiega Marco Gisotti, direttore scientifico di Green Factor e coordinatore del progetto Green Jobs & Skills di Ecomondo. Emblematico il caso del tessile, abbigliamento e calzature, uno dei comparti simbolo del Made in Italy. Qui le assunzioni programmate sono oltre 95mila, delle quali 22.390 riguardano professioni green. Ma il 55% dei profili ricercati risulta difficile da reperire. Persino mestieri apparentemente tradizionali, come quelli di sarti, modellisti e tagliatori artigianali, richiedono ormai competenze ambientali e tecnologiche. E tra i diplomati degli ITS Academy del Sistema Moda la difficoltà di reperimento arriva al 75%, nonostante si tratti di figure formate proprio per rispondere alle esigenze delle imprese.

Una contraddizione che rende evidente quanto il problema non sia soltanto creare nuovi posti di lavoro, ma costruire percorsi formativi capaci di intercettarli.

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Da Ecomondo arriva anche una possibile risposta sul fronte economico: un Green Jobs Bonus per incentivare le imprese a investire nelle competenze e nelle performance ambientali. A proporlo è Valerio Ficari, professore dell'Università di Roma Tor Vergata, che suggerisce di utilizzare la leva fiscale per premiare non soltanto gli investimenti materiali, ma anche le assunzioni e la valorizzazione del capitale umano.

Tra le ipotesi, l'estensione della detassazione dei premi di produttività agli obiettivi di sostenibilità, una revisione dei limiti reddituali per accedere alle agevolazioni e l'introduzione di voucher aziendali spendibili presso operatori sostenibili. Una proposta, per il momento, non una misura già approvata. Intanto il futuro delle professioni verdi passa anche dalle scuole. A Rimini sono stati premiati gli istituti vincitori del concorso Green Jobs & Skills – Storie di Alternanza: Best Future Vision, promosso da Unioncamere ed Ecomondo per valorizzare i migliori progetti studenteschi dedicati all'economia circolare. Il primo premio è andato all'Istituto Tecnico Economico Vittorio Bachelet di Ferrara. Un segnale incoraggiante, in un Paese nel quale la questione ambientale sembra essersi trasformata anche in una grande opportunità occupazionale. A patto di riuscire a coglierla. Perché, almeno stando ai numeri, il lavoro del futuro è già arrivato. Sono i professionisti del futuro che, troppo spesso, ancora mancano.

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