Fa troppo caldo, le marmotte smettono di giocare: il clima cambia anche la vita sociale degli animali
Uno studio nel Parco nazionale del Gran Paradiso rivela che oltre i 21 gradi le interazioni ludiche tra marmotte si riducono quasi a zero. Un segnale precoce dello stress climatico, che potrebbe compromettere lo sviluppo dei più giovani. E non è l’unica specie costretta a cambiare abitudini.
C’è un prezzo del cambiamento climatico che non si misura in ghiacciai scomparsi, foreste bruciate o specie minacciate di estinzione. È più discreto, quasi invisibile: il tempo sottratto al gioco. Sulle Alpi, dove il termometro continua a salire, le marmotte hanno cominciato a rinunciare a una delle attività più importanti della loro vita sociale. Non perché abbiano smesso di divertirsi, naturalmente, ma perché il caldo impone nuove priorità. E quando sopravvivere diventa più faticoso, giocare è il primo lusso a scomparire. A raccontarlo è uno studio pubblicato nel settembre 2026 sulla rivista scientifica Animal Behaviour, firmato da Diego Rastelli, Maria Paniw, Achaz von Hardenberg e Caterina Ferrari. Una ricerca che sposta l’attenzione dalle conseguenze più evidenti del riscaldamento globale a quelle, meno appariscenti, che riguardano le relazioni tra animali. Il laboratorio è a cielo aperto: Orvieilles, in Valsavarenche, nel Parco nazionale del Gran Paradiso. Qui, tra il 2023 e il 2025, gli studiosi hanno osservato 83 marmotte appartenenti a 14 gruppi familiari, registrando 667 interazioni sociali in 189 ore di monitoraggio. Il risultato racconta una trasformazione sorprendente: il gioco raggiunge il massimo intorno ai 12,8 gradi, diminuisce progressivamente con l’aumento della temperatura e diventa quasi inesistente oltre i 21 gradi.

Ma c’è un dettaglio ancora più interessante. Non tutte le relazioni subiscono la stessa sorte. Le marmotte continuano a salutarsi, pulirsi reciprocamente il pelo e persino a litigare. A sparire sono soprattutto le lotte simulate, gli inseguimenti senza aggressività, quelle piccole schermaglie attraverso cui i giovani imparano a conoscere il proprio corpo e gli altri membri della colonia.

Il gioco, insomma, non è un passatempo. È una scuola di vita. Serve a sviluppare coordinazione, capacità motorie, competenze sociali. Rinunciarvi oggi potrebbe significare crescere domani con strumenti meno efficaci per difendere il territorio, stabilire gerarchie e riprodursi. È un rischio individuato dai ricercatori, non ancora una conseguenza dimostrata sul lungo periodo. La spiegazione richiama la cosiddetta surplus resource theory: gli animali giocano quando dispongono di risorse ed energie sufficienti, in condizioni relativamente tranquille. Il caldo altera questo equilibrio e induce a risparmiare sulle attività meno indispensabili nell’immediato. La marmotta non interrompe la propria socialità: la ridimensiona.

«Il monitoraggio di lungo periodo ci permette di cogliere cambiamenti sottili che possono rappresentare i primi segnali delle trasformazioni in atto nell’ambiente alpino», osserva Caterina Ferrari, ricercatrice del Parco. La scoperta offre una prospettiva preziosa. Per comprendere quanto un ecosistema stia soffrendo, forse non basta contare quanti animali sopravvivono. Bisogna osservare anche come vivono, quanto tempo dedicano alle relazioni, quali comportamenti sono costretti a sacrificare.
Il gioco delle marmotte potrebbe diventare così un indicatore biologico precoce dello stress termico.
E raccontare una verità più ampia:
il cambiamento climatico non modifica
soltanto i luoghi in cui gli animali vivono,
ma anche il modo in cui
trascorrono le loro giornate
Altri animali che cambiano abitudini per il clima
Gli stambecchi diventano nottambuli. Sulle Alpi, uno studio su 47 esemplari ha dimostrato che, dopo le giornate più calde, gli stambecchi aumentano le attività notturne, anche dove sono presenti i lupi. Pur di evitare il caldo, accettano dunque una maggiore esposizione ai predatori.
Le cinciallegre anticipano la riproduzione. Nei Paesi Bassi, le primavere più calde spingono questi uccelli a deporre le uova prima. Ma i bruchi di cui si nutrono i piccoli anticipano ancora più rapidamente il loro picco stagionale: una pericolosa sfasatura nel calendario della natura.
Gli orsi polari cercano cibo sulla terraferma. La riduzione della banchisa artica li costringe a trascorrere più tempo sulla terra, dove consumano bacche, vegetazione e altre risorse. Non basta, però, a compensare il dispendio energetico: in uno studio condotto in Canada, 19 orsi su 20 hanno perso peso.
Le antilopi africane sacrificano il pranzo. Springbok, kudu ed eland, tre specie della savana, riducono il tempo dedicato all’alimentazione nelle ore pomeridiane più torride, aumentando riposo e ruminazione. Una strategia per contenere lo stress termico, che modifica però il loro bilancio quotidiano di energia.
Quattro risposte differenti alla stessa sfida. Perché il clima non cambia soltanto il paesaggio: sta riscrivendo, giorno dopo giorno, anche le regole della vita animale.

