Dalla biblioteca di Kanazawa all'Atatürk Kültür Merkez: 20 architetture da sogno in giro per il mondo
Sono i progetti fotografici premiati dall’Architecture Photography MasterPrize 2026: un racconto (imperdibile) del rapporto tra luce, forme e arredamento d'interni
La fotografia d’architettura è molto più di una rappresentazione degli edifici: è uno strumento per interpretare gli spazi, restituirne le atmosfere e raccontare il rapporto tra progettazione e percezione umana. È questo il principio alla base dell’Architecture Photography MasterPrize 2026, il concorso internazionale che ha annunciato i vincitori della nuova edizione, premiando i migliori lavori dedicati alla fotografia architettonica di esterni e interni. Il riconoscimento rientra nell’Architecture MasterPrize (AMP), premio internazionale che celebra l’eccellenza nei campi dell’architettura, dell’interior design, del paesaggio, del product design e della fotografia. L’edizione 2026 ha coinvolto progettisti e professionisti provenienti da numerosi Paesi, valorizzando differenti approcci alla rappresentazione e all’interpretazione dello spazio costruito. Per la fotografia degli esterni, il titolo di Exterior Architecture Photography of the Year è andato a Derry Ainsworth con Hong Kong Modern Mosaics, una serie che trasforma le facciate dei grattacieli di Hong Kong in composizioni geometriche.

Nella categoria degli interni, invece, il riconoscimento principale è stato assegnato a Tzu Chin Yu di TCY Studio per il progetto dedicato alla Kanazawa Umimirai Library, in Giappone.
Proprio la fotografia di architettura d’interni rappresenta uno degli ambiti più interessanti dell’edizione 2026. Le opere premiate attraversano contesti molto diversi: dalle grandi infrastrutture ferroviarie agli spazi museali, dalle architetture storiche ai progetti sostenibili. A emergere è soprattutto la capacità della fotografia di raccontare l’identità degli ambienti attraverso geometrie, materiali, proporzioni e luce naturale.
Kanazawa Umimirai Library: il vincitore dell’Interior Architecture Photography of the Year 2026
La Kanazawa Umimirai Library, progettata dallo studio giapponese Coelacanth K&H Architects, è una biblioteca contemporanea caratterizzata da grandi spazi di lettura, scaffalature ordinate e pareti attraversate da migliaia di aperture circolari. Queste ultime consentono alla luce naturale di diffondersi negli ambienti, creando un rapporto continuo tra architettura e luminosità. Il fotografo Tzu Chin Yu, di TCY Studio, ne ha documentato le geometrie, la profondità e l’organizzazione degli spazi, conquistando il titolo di Interior Architecture Photography of the Year 2026.

Gli altri 19 progetti premiati nella fotografia di architettura d’interni 2026
Stuttgart 21 — Ingo Rasp
Il progetto ferroviario Stuttgart 21, in Germania, ridisegna una parte importante dell’infrastruttura della città attraverso grandi spazi sotterranei e strutture architettoniche dalle geometrie complesse. Le superfici in calcestruzzo, gli elementi strutturali e la luce naturale definiscono gli ambienti della nuova stazione.

Ember — Atatürk Kültür Merkezi, Istanbul — Alessio D’Addato
Il Centro Culturale Atatürk di Istanbul è caratterizzato da un imponente volume rosso rivestito da migliaia di piastrelle ceramiche smaltate. La struttura organizza lo spazio circostante attraverso scale, balaustre e superfici curve, diventando il fulcro visivo dell’architettura interna.

Louvre Abu Dhabi — Atul Pratap Chauhan
Il Louvre Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, è un complesso museale progettato da Jean Nouvel, composto da spazi espositivi, passaggi e ambienti raccolti sotto una grande cupola geometrica. La luce che attraversa la copertura contribuisce a creare un’alternanza di zone illuminate e ombreggiate, caratterizzando il percorso dei visitatori.

Frank Gehry’s Interior Windows — Lucia Cooper
Le finestre interne delle architetture di Frank Gehry diventano protagoniste di una serie fotografica dedicata alla varietà delle aperture e delle loro forme. Alcune appaiono nascoste o inclinate, altre si affacciano direttamente sugli ambienti, creando prospettive inaspettate e nuove relazioni visive tra gli spazi.

Kaarestan Event Space — Amirreza Dehnadi
Kaarestan è uno spazio dedicato a eventi e attività culturali, nel quale l’organizzazione degli ambienti risponde alla necessità di ospitare incontri e forme differenti di partecipazione. Il progetto fotografico mette al centro lo spazio collettivo e il rapporto tra gli elementi architettonici e le aree destinate alle attività.

Zayed National Museum UAE — Ingo Rasp
Lo Zayed National Museum di Abu Dhabi, progettato da Foster + Partners, è caratterizzato da ambienti monumentali e geometrie che richiamano il paesaggio degli Emirati Arabi Uniti. Gli spazi interni sono organizzati attraverso grandi volumi, percorsi di collegamento e superfici che valorizzano il rapporto tra struttura architettonica e luce.

The Shape of Modern China — Victor Romero
Il progetto fotografico documenta l’architettura contemporanea cinese attraverso musei, teatri, edifici pubblici e infrastrutture. Gli ambienti fotografati presentano forme monumentali, strutture organiche e soluzioni progettuali che mettono in relazione persone, spazio e scala architettonica.

The Last Sitting — Alessio D’Addato
The Last Sitting, letteralmente L’ultima seduta, è una serie fotografica dedicata a un interno storico. Il progetto concentra l’attenzione sulla permanenza degli elementi architettonici e sulle tracce lasciate dal tempo, affrontando lo spazio come testimonianza della memoria.

Xuelei Fragrance Museum — Jinfeng Qiu
Il museo cinese dedicato al mondo delle fragranze presenta un’architettura ispirata agli strumenti di distillazione dei profumi, con volumi cilindrici in mattoni rossi. Al suo interno si sviluppano gallerie tematiche, installazioni interattive e postazioni olfattive, pensate per un’esperienza museale multisensoriale.

Majara — Amirreza Dehnadi
Situato sull’isola iraniana di Hormuz, il complesso Majara Residence, progettato da ZAV Architects, si distingue per le sue cupole realizzate con materiali a base di terra. Gli ambienti combinano tecniche costruttive tradizionali e strategie ambientali passive, mentre le aperture verso il cielo introducono la luce naturale negli spazi interni.

Churchill College, Interior — David Valinsky
Il Churchill College di Cambridge è un complesso universitario britannico caratterizzato dall’architettura modernista del secondo Novecento. Gli spazi interni comprendono ambienti destinati allo studio e alla vita accademica, nei quali si riconoscono la chiarezza geometrica e l’impostazione funzionale del progetto.

Mahmudabad Palace — Atul Pratap Chauhan Photography
Il palazzo indiano di Mahmudabad conserva ambienti che combinano l’eleganza dell’architettura Awadhi con influenze coloniali. Soffitti alti, ingressi ad arco, mobili antichi, affreschi segnati dal tempo e grandi finestre caratterizzano gli interni, nei quali la luce naturale evidenzia materiali e dettagli storici.

Abandoned Theatre — Jian Xu
Il progetto Abandoned Theatre documenta l’interno di un teatro abbandonato, uno spazio che ha perso la propria funzione originaria ma conserva le tracce della sua storia. L’architettura teatrale viene osservata attraverso i suoi elementi superstiti e il progressivo deterioramento degli ambienti.

Blenheim Palace — Will Pryce
Blenheim Palace, nell’Oxfordshire, è una residenza monumentale inglese riconosciuta come Patrimonio mondiale dell’UNESCO e sede storica dei duchi di Marlborough. Gli interni rappresentano un importante esempio di architettura barocca britannica, con grandi sale di rappresentanza, decorazioni, soffitti monumentali e arredi storici.

Fragments of Yin & Yang — Ng Chi Ho Gary
La serie fotografica è dedicata al KAIT Plaza, nella prefettura giapponese di Kanagawa, un’architettura caratterizzata da un’ampia copertura sottile e da spazi aperti privi di colonne interne. La luce attraversa la struttura creando contrasti tra zone illuminate e ombre, mentre le figure umane contribuiscono a definire proporzioni e relazioni spaziali.

The Moment the Snow Melts – MUDEC — Maurizio Mucciola
Al MUDEC di Milano, l’atrio centrale progettato da David Chipperfield è caratterizzato da superfici curve che accompagnano la distribuzione della luce e i percorsi dei visitatori. Durante l’installazione The Moment the Snow Melts di Chiharu Shiota, una struttura artistica sospesa ha occupato lo spazio, creando una relazione diretta tra opera contemporanea e architettura museale.

Light and Scale: Minimalist Metaphor at MoAE — Xiaofeng Ge
Il Ningbo Huamao Museum of Art Education (MoAE), progettato da Álvaro Siza nella città cinese di Ningbo, è caratterizzato da un atrio interno attraversato da una rampa a spirale continua. Le superfici curve, le geometrie essenziali e la luce che si riflette sulle pareti definiscono uno spazio monumentale, nel quale la presenza di una figura umana contribuisce a evidenziare le proporzioni dell’architettura.

820 Ebony/Jet — Barbara Karant
Il progetto fotografico documenta gli interni dell'ex sede della Johnson Publishing Company a Chicago, storica casa editrice afroamericana, ospitata in un edificio completato nel 1972 e progettato dall'architetto John Moutoussamy. Gli ambienti, caratterizzati da colori vivaci e arredi originali firmati da Arthur Elrod e William Raiser, sono rimasti pressoché intatti per decenni, prima della trasformazione dell'edificio in residenze. Gli scatti di Barbara Karant conservano la memoria di uno spazio significativo per la storia culturale americana.

Between Garden and Geometry — Di Shen
Il Museo di Suzhou, progettato dall'architetto I. M. Pei, reinterpreta la tradizione dei giardini cinesi attraverso un linguaggio architettonico contemporaneo. Acqua, bambù, finestre geometriche, corridoi e giochi di luce costruiscono una relazione continua tra spazi interni ed esterni. La serie fotografica di Di Shen mette in evidenza il dialogo tra natura e architettura, mostrando come le geometrie moderne possano reinterpretare gli elementi del paesaggio tradizionale cinese.
