Che significa l'America's Cup per la città di Napoli
Le preregate hanno consegnato il primo assaggio della sfida del 2027: oltre 250mila presenze, il successo di Luna Rossa e una città chiamata ora a trasformare l’entusiasmo in infrastrutture, servizi e sviluppo. Accadrà?
Alberghi pieni, B&b e case vacanza del centro che da mesi guardano al calendario del 2027. E una macchina della comunicazione che ha cominciato a girare con largo anticipo, alimentando l’attesa per un appuntamento senza precedenti: l’America’s Cup a Napoli, per la prima volta nella storia in Italia. Le regate preliminari appena concluse hanno offerto un assaggio, e soprattutto qualche numero: oltre 250mila persone hanno attraversato il Race Village nei quattro giorni dell’evento, più di 130mila soltanto nell’ultima giornata. Un colpo d’occhio che ha trasformato il lungomare in una grande tribuna affacciata sul Golfo, restituendo alla città di Napoli la consapevolezza di un rapporto viscerale con il mare.

Ma dietro la sfida sportiva se ne giocano molte altre. C’è quella istituzionale, con Governo, Regione e Comune che in questa prima fase hanno rivendicato il lavoro comune per l’organizzazione dell’evento. C’è soprattutto Bagnoli, chiamata a diventare il cuore dell’America’s Cup 2027 e, nelle intenzioni delle istituzioni, il simbolo di una trasformazione attesa da decenni.
Poi c’è la partita economica, con un indotto che coinvolge alberghi, ristorazione, commercio e servizi. E quella urbanistica, più complessa: perché ai grandi eventi si accompagnano chiusure, deviazioni e inevitabili disagi, in una città che deve già fare i conti con numerosi cantieri e con un sistema di trasporto pubblico ancora sottoposto a forte pressione. Il primo test, intanto, è finito con una festa tutta italiana. Luna Rossa ha vinto la Louis Vuitton Preliminary Regatta, chiudendo davanti a Emirates Team New Zealand e battendo i neozelandesi anche nel match race decisivo, con 17 secondi di vantaggio. L’equipaggio italiano ha conquistato quattro delle otto regate di flotta e raccolto 71 punti sugli 80 disponibili. A timonare Luna Rossa, in questa fase, Peter Burling e Marco Gradoni.

Per quattro giorni il Golfo è diventato il campo di gara degli AC40, monoscafi “one-design” identici per tutti, capaci di sollevarsi sull’acqua grazie ai foil e di raggiungere velocità superiori ai 40 nodi. Una formula nella quale tecnologia, capacità di lettura del vento e intesa dell’equipaggio hanno pesato più delle differenze progettuali tra le barche. Le otto regate di flotta hanno selezionato i migliori due team, poi protagonisti della sfida finale uno contro uno.
Il 2027 sarà però un’altra storia. Cambieranno innanzitutto le barche: entreranno in scena gli AC75, più grandi, potenti e complessi degli AC40 utilizzati nelle preregate. E cambierà la posta in gioco. Dal 22 maggio la Louis Vuitton Cup selezionerà, attraverso il confronto tra i Challenger, la barca che avrà il diritto di sfidare il Defender Emirates Team New Zealand per l’America’s Cup. Anche la geografia dell’evento sarà diversa. Per le preregate i team sono stati ospitati nelle strutture del Comando logistico della Marina Militare a Nisida, mentre procedono i lavori nell’area di Bagnoli destinata a diventare nel 2027 il quartier generale della competizione, con le basi delle squadre e le infrastrutture necessarie alla Coppa. È probabilmente questa la partita che resterà alla città anche quando le vele saranno andate via: verificare se un grande evento internazionale possa accelerare una trasformazione urbana attesa da anni.

Napoli, intanto, ha sostenuto il suo primo esame davanti a una folla imponente. Le pedane realizzate sulle scogliere di via Caracciolo hanno consentito di seguire gratuitamente le gare dal lungomare, mentre il Race Village ha registrato numeri superiori alle attese. Sport e Salute ha contato oltre un quarto di milione di presenze complessive nei quattro giorni. Un risultato che consegna alla città, insieme all’entusiasmo, anche la misura della sfida organizzativa che l’attende.
E in mare il primo segnale è arrivato. Per Luna Rossa le preregate servivano soprattutto a raccogliere dati, misurarsi con gli avversari e verificare assetti ed equilibri in vista del 2027. Farlo vincendo, davanti al pubblico di Napoli e battendo in finale proprio il Defender neozelandese, aggiunge inevitabilmente fiducia. Ma la Coppa resta un’altra montagna da scalare: il trofeo inaugurato nel 1851 non è mai arrivato in Italia. Luna Rossa ci è andata vicina nel 2000 e nel 2021, quando conquistò il diritto di sfidare il Defender. Nel 2027 ci riproverà, questa volta nelle acque di casa.