Perché al Sud Italia si sono svuotati i supermercati: la crisi spiegata in sette punti

Dalla protesta dei tir contro il caro carburanti alle difficoltà di agricoltori, allevatori e industrie alimentari: lo stop ai rifornimenti nel Mezzogiorno racconta la fragilità di una filiera nella quale basta fermare i camion per mettere in difficoltà un intero sistema economico. E ora?

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by Pasquale Raicaldo
Perché al Sud Italia si sono svuotati i supermercati: la crisi spiegata in sette punti
Foto Francesca Pradella

C'è un'immagine che racconta la crisi del Sud Italia meglio di molte statistiche: gli scaffali vuoti dei supermercati. In questi giorni mancano, in molte città del Mezzogiorno, latte, frutta, verdura, latticini. In alcuni punti vendita scarseggiano anche pasta, farina e prodotti a lunga conservazione. Non perché siano improvvisamente diminuiti gli alimenti disponibili nel Paese, ma perché si è inceppato il meccanismo che li porta dai luoghi di produzione alle nostre tavole. Una catena di trasporti, magazzini, depositi e consegne quotidiane che normalmente lavora lontano dagli occhi dei consumatori.  La protesta degli autotrasportatori, esplosa contro il caro carburanti e allargatasi a diversi territori meridionali, ha mostrato quanto questo equilibrio sia delicato. E quanto rapidamente una crisi della logistica possa trasformarsi in un'emergenza alimentare.

Napoli. Foto Francesca Pradella

1. Perché i supermercati si stanno svuotando?

Il problema principale non è la mancanza di cibo, ma la difficoltà di trasportarlo. I presidi degli autotrasportatori hanno rallentato o impedito la circolazione delle merci lungo alcuni snodi autostradali, nei porti e nei poli logistici del Mezzogiorno. Le conseguenze sono immediate: i camion non riescono a raggiungere i magazzini o a effettuare le consegne, mentre i supermercati continuano a vendere i prodotti già disponibili. Quando questi finiscono, gli scaffali restano vuoti. Le difficoltà sono segnalate soprattutto in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, ma gli effetti hanno raggiunto anche regioni del Centro-Nord. 

2. Da dove nasce la protesta?

Al centro della mobilitazione c'è l'aumento del prezzo dei carburanti, che ha fatto crescere i costi operativi delle imprese di autotrasporto. Il gasolio è una delle principali voci di spesa per chi movimenta merci su strada: quando il suo prezzo sale rapidamente, i margini delle aziende possono ridursi fino a rendere economicamente insostenibili alcune consegne. Alla protesta dei camionisti si sono sovrapposte altre vertenze, dagli agricoltori pugliesi, preoccupati per il crollo dei prezzi riconosciuti ai produttori di olio extravergine, ai pescatori alle prese con il caro gasolio. Il risultato è una mobilitazione con rivendicazioni differenti, accomunate dalla richiesta di interventi economici urgenti. 

3. Perché mancano soprattutto frutta, latte e verdura?

Non tutti gli alimenti hanno la stessa resistenza al tempo. Pasta, conserve e biscotti possono rimanere nei depositi per settimane o mesi. Il latte fresco, la verdura e molti latticini richiedono invece consegne ravvicinate, spesso quotidiane, e una catena del freddo che non può essere interrotta. Bastano pochi giorni di mancati rifornimenti per svuotare i banchi refrigerati. E la situazione diventa ancora più grave quando il blocco interessa non soltanto i prodotti finiti, ma anche le materie prime. È il caso della mozzarella di bufala campana Dop: il blocco delle cisterne impedisce al latte di raggiungere tempestivamente i caseifici, mettendo a rischio la lavorazione e causando possibili perdite economiche agli allevatori. 

Scaffali vuoti in un supermercato di Napoli. Foto Francesca Pradella

4. Perché anche le industrie alimentari rischiano di fermarsi?

Un supermercato vuoto è soltanto la parte più visibile della crisi. Dietro gli scaffali ci sono stabilimenti, allevamenti, aziende agricole, magazzini e lavoratori. Se un'industria non riceve le materie prime, non può produrre. Se produce ma non riesce a spedire, accumula merci nei depositi. E se si tratta di alimenti deperibili, il rischio è che parte della produzione debba essere smaltita. Tra i casi segnalati figurano il pastificio Rummo, costretto a sospendere la produzione, e La Molisana, che ha ridotto i ritmi. La crisi non riguarda dunque soltanto la distribuzione, ma l'intera filiera alimentare. 

5. Perché Ischia e Procida sono ancora più vulnerabili?

Sulle isole la crisi assume una dimensione particolare. Tutto, o quasi, dipende da una doppia catena di trasporto: prima i camion devono raggiungere i porti della terraferma, poi le merci devono essere imbarcate sulle navi destinate agli approvvigionamenti insulari.  Se si interrompe anche soltanto uno di questi passaggi, il sistema si blocca. Sulle isole sono così stati documentati supermercati con i reparti dell'ortofrutta completamente sguarniti. A rendere la situazione ancora più delicata è la scarsità di carburante, che minaccia non soltanto la mobilità privata, ma anche la continuità dei collegamenti marittimi. La crisi alimentare rischia così di sovrapporsi a quella dei trasporti, accentuando le difficoltà di due territori che dipendono quotidianamente dalla terraferma. 

6. Quanto incide la corsa agli acquisti?

C'è un secondo fenomeno che può aggravare l'emergenza: la paura di rimanere senza prodotti.  Di fronte ai primi scaffali vuoti, molti consumatori aumentano gli acquisti per accumulare scorte domestiche. Un comportamento comprensibile, che però accelera l'esaurimento delle merci ancora disponibili. Si crea così un circolo vizioso: i rifornimenti rallentano, le persone acquistano più del necessario, i prodotti terminano ancora più rapidamente e la percezione della scarsità alimenta nuovi acquisti. Non significa che l'emergenza sia soltanto psicologica. Le difficoltà logistiche sono concrete e documentate, ma la corsa alle scorte può renderne più pesanti le conseguenze.  

Napoli. Foto Francesca Pradella

7. Quando potranno tornare pieni gli scaffali?

La risposta dipende soprattutto dal ripristino della circolazione delle merci. Il 22 ottobre sono arrivati segnali di distensione: le associazioni degli autotrasportatori hanno annunciato la sospensione dei blocchi in Sicilia e Calabria, mentre in Campania persistono importanti criticità. Il governo ha convocato per oggi, 22 ottobre, il Consiglio dei ministri per approvare nuove misure a sostegno dell'autotrasporto e dell'agricoltura. Tra gli interventi prospettati figurano ristori per il caro gasolio e sostegni alle imprese. Le autorità hanno inoltre attivato servizi di scorta per i camion, con particolare attenzione alle forniture alimentari e ai farmaci. Ma anche quando i blocchi saranno completamente rimossi, il ritorno alla normalità non sarà necessariamente immediato. Bisognerà smaltire le consegne arretrate, riavviare le produzioni interrotte e ricostituire le scorte nei magazzini e nei punti vendita.


La lezione di questa crisi è che la disponibilità di cibo non coincide automaticamente con la possibilità di acquistarlo. Tra un campo coltivato e uno scaffale di supermercato esiste una rete complessa di lavoratori, imprese e infrastrutture. Quando quella rete si ferma, anche per pochi giorni, le conseguenze possono arrivare fino alla tavola di milioni di famiglie.
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