Linosa, l'archivio sentimentale dell'isola è negli occhi dei suoi giovani
Quattordici studenti, 100 fotografie e un’intera comunità raccontata dall’interno. “Atlante Linosano” trasforma le pareti dell’unica scuola dell’isola in una geografia fatta di volti, animali, paesaggi e piccoli gesti quotidiani
Le piccole isole hanno una misura tutta loro. Non soltanto geografica. Qui le distanze si accorciano, i luoghi acquistano nomi, volti e memorie, la scuola non è semplicemente un edificio e una strada non conduce soltanto da un punto all’altro. Ogni spazio entra a far parte di una geografia più intima, nella quale comunità e territorio finiscono quasi per coincidere. A Linosa questa geografia è stata affidata agli occhi dei più giovani. Sono appena quattordici gli studenti dell’unica scuola dell’isola. Bambini e adolescenti che hanno fotografato ciò che per loro significa vivere su questo piccolo lembo di terra al centro del Mediterraneo: gli amici, gli animali, i paesaggi, i luoghi in cui ci si incontra e quelli in cui si gioca, i dettagli davanti ai quali chi arriva da fuori forse passerebbe senza fermarsi.

Da quelle immagini è nato “Atlante Linosano. Inventario sentimentale di un’isola”, il progetto curato da Alessandra Klimciuk che fino alla fine di settembre occupa le pareti esterne dell’Istituto Omnicomprensivo “Luigi Pirandello”. Cento fotografie, selezionate tra quasi mille scatti, compongono un racconto collettivo di Linosa attraverso lo sguardo della sua generazione più giovane.

La mostra, in realtà, non avrebbe dovuto esserci. Tutto nasce dopo il passaggio del ciclone Harry, dal laboratorio fotografico “Fotomemorie isolane”, realizzato dal 16 al 20 febbraio 2026 e ideato e curato dalla stessa Klimciuk con la docenza del fotografo Filippo Romano e la collaborazione di Canon Italia. L’obiettivo era soprattutto quello di lavorare sullo sguardo. Imparare a scegliere un soggetto, costruire un’inquadratura, riconoscere dentro la normalità di ogni giorno qualcosa che valesse la pena trattenere. La macchina fotografica, in fondo, serviva prima di tutto a questo: fermarsi. Romano ha accompagnato i ragazzi dentro il linguaggio fotografico lavorando sulla composizione, sulla scelta dei soggetti e sulla capacità di trasformare l’esperienza quotidiana in racconto. Poi sono arrivate le immagini. Quasi mille. E alcune avevano una forza tale da suggerire una possibilità che inizialmente nessuno aveva previsto: metterle insieme.
«Il centro del progetto era il processo: incontrare i ragazzi, lavorare con loro e provare a costruire, attraverso la fotografia, uno spazio di osservazione e di racconto dell’isola», spiega Alessandra Klimciuk. «Poi la forza narrativa di alcune delle immagini realizzate chiedeva di essere guardata insieme, come un racconto visivo dotato di una propria forza autonoma. Atlante Linosano nasce da lì».
È forse proprio questa origine non programmata a rendere il progetto particolarmente interessante. Perché Linosa non diventa il soggetto di una rappresentazione costruita altrove, né il fondale esotico di un intervento culturale destinato a esaurirsi con la partenza dei suoi autori. Il racconto nasce sull’isola, appartiene a chi la vive e infine torna nello stesso luogo dal quale è partito.
Anche la scelta dello spazio espositivo ha quindi un significato preciso. Le fotografie sono state installate sulle pareti esterne della scuola frequentata ogni giorno dai loro stessi autori. Una mostra diffusa, dunque, ma soprattutto una forma di restituzione: le immagini tornano alla comunità che le ha generate.
Nelle piccole isole la scuola assume del resto un valore che va molto oltre la funzione educativa. È presidio, luogo di incontro, promessa di continuità. Se sono soltanto quattordici gli studenti di Linosa, quei quattordici ragazzi rappresentano anche una parte decisiva del futuro possibile dell’isola. Chiedere loro di fotografare il proprio mondo significa allora compiere un gesto apparentemente semplice ma tutt’altro che neutro: riconoscere che anche il loro modo di vedere quel territorio contribuisce a definirne l’identità. E quello che emerge dalle fotografie non è necessariamente il paesaggio che il visitatore cercherebbe. C’è invece una Linosa fatta di relazioni, abitudini, amicizie, animali, incontri e dettagli minimi. Una geografia affettiva nella quale ciò che conta non è soltanto dove si trova qualcosa, ma il significato che quel luogo assume per chi lo abita. L’atlante evocato dal titolo non serve quindi a orientarsi nello spazio: serve a orientarsi dentro un’appartenenza. Il laboratorio si inserisce nel più ampio percorso di ricerca che Alessandra Klimciuk porta avanti sull’isola e che ha dato origine anche a “Insulae Aqua. Gianni Berengo Gardin e Filippo Romano”, progetto multidisciplinare presentato alle Fabbriche Chiaramontane di Agrigento, nell’ambito delle attività del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi. Mostra, laboratorio e Atlante Linosano diventano così parti di uno stesso metodo: tornare nei luoghi, ascoltarli, costruire relazioni prima ancora di costruire narrazioni.
È un approccio particolarmente significativo quando si parla di piccole isole. Luoghi spesso raccontati attraverso categorie che arrivano dall’esterno – isolamento, bellezza, turismo, fragilità – e assai più raramente osservati a partire dalla quotidianità di chi continua ad abitarli. I quattordici giovani fotografi di Linosa hanno fatto esattamente questo. Senza bisogno di definire la loro isola, l’hanno semplicemente guardata. E forse un atlante sentimentale comincia proprio così.
ATLANTE LINOSANO. Inventario sentimentale di un’isola
A cura di Alessandra Klimciuk
Isola di Linosa (Agrigento)
Fino a fine settembre 2026
Istituto Omnicomprensivo “Luigi Pirandello”
Con il patrocinio del Comune di Lampedusa e Linosa
Il progetto nasce dal laboratorio fotografico “Fotomemorie isolane”, ideato e curato da Alessandra Klimciuk, con la docenza di Filippo Romano e la collaborazione di Canon Italia.
Autori delle fotografie
Benedetto Belviso, Frida Bonadonna, Evelyn Cacciatore, Christian Calogero Ciulla, Diego Cardamone, Francesco Cardamone, Giovanni Cardamone, Anna Giardina, Leone Giardina, Sara Giardina, Andrea Ingargiola, Gioele Tuccio, Nicholas Tuccio, Valeria Tuccio.
Art Director: Andrea Lancellotti
