L'enigma dell'isola galleggiante in Canada
Credit: Rocky Avery/Facebook

L'enigma dell'isola galleggiante in Canada

Larga 70 metri e lunga 140, ha attirato l’attenzione internazionale dopo la diffusione sui social delle immagini realizzate da alcuni residenti. Ma il mistero su come si sia formata è (in parte) risolto

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by Giancarlo Donadio

Nel corso di quest’estate, nel nord della Columbia Britannica in Canada, è accaduto qualcosa di decisamente insolito. Nel mezzo del Williston Reservoir, uno dei più grandi bacini artificiali del mondo, alcuni navigatori si sono trovati davanti a quella che sembrava una vera e propria isola ricoperta di alberi.
Solo che quell’isola si muoveva. 
La struttura, formata da vegetazione, terreno, radici e probabilmente grandi quantità di legname, galleggiava liberamente sulla superficie del lago. Le prime immagini diffuse sui social hanno attirato rapidamente l’attenzione dei residenti e dei media internazionali, ma inizialmente persino B.C. Hydro, la società che gestisce il bacino, ha avuto qualche dubbio sulla loro autenticità.
Le immagini satellitari hanno poi confermato che il fenomeno era reale. E la storia è diventata ancora più curiosa quando, poche settimane dopo, la gigantesca massa è apparentemente scomparsa, salvo poi ricomparire diversi chilometri più lontano.
Ma come può un pezzo di terreno con alberi ancora verdi trasformarsi in una sorta di enorme zattera naturale?

Le dimensioni della struttura aiutano a capire perché il fenomeno abbia suscitato tanto interesse. Secondo le stime di B.C. Hydro, l’isola galleggiante misura circa 70 metri di larghezza e 140 metri di lunghezza, per una superficie complessiva vicina ai 9.800 metri quadrati.
Si tratta quindi di una massa più grande di un campo da football canadese e paragonabile, per superficie, a quasi due campi da football americano. A renderla ancora più impressionante è la presenza di alberi apparentemente sani e ancora in posizione verticale.
Non si tratta quindi semplicemente di alcuni tronchi trasportati dall’acqua, ma di una struttura sufficientemente compatta da sostenere vegetazione, terreno e apparati radicali.
Da lontano, l’effetto è quello di una vera isola.
Il fenomeno è stato osservato nel Williston Reservoir, un enorme bacino artificiale creato nel 1968 con la costruzione della W.A.C. Bennett Dam. Il lago è talmente grande da essere considerato il settimo bacino artificiale più esteso del mondo.

La conferma dalle immagini satellitari

Tra le persone che hanno contribuito maggiormente alla diffusione della storia c’è il residente locale Rocky Avery. Le immagini della struttura, realizzate da un navigatore della zona, sono state condivise con Avery e successivamente pubblicate sui social, dove hanno rapidamente ottenuto grande visibilità. Avery ha raccontato di non aver mai visto nulla di simile in circa quarant’anni trascorsi nella regione.
Inizialmente, però, anche B.C. Hydro ha mantenuto una certa prudenza. Il portavoce della società, Bob Gammer, ha spiegato che la crescente diffusione di immagini e video realizzati con sistemi di intelligenza artificiale rende ormai necessario verificare anche contenuti che sembrano documentare eventi reali.
Inoltre, le prime segnalazioni erano poche e il Williston Reservoir è enorme, quindi individuare una massa in movimento sulla sua superficie non era semplice.
La conferma definitiva è arrivata dalle osservazioni satellitari. Le immagini acquisite dal satellite europeo Sentinel-2, parte del programma Copernicus, mostrano chiaramente la struttura il 21 luglio 2026.
In quel momento si trovava nel corpo principale del bacino, circa 100 chilometri a ovest della W.A.C. Bennett Dam.
A quel punto non c’erano più dubbi: l’isola galleggiante esisteva davvero.

Il mistero della scomparsa e della ricomparsa

La storia è diventata ancora più interessante all’inizio di agosto. Analizzando nuove immagini satellitari del 5 agosto 2026, B.C. Hydro non è più riuscita a individuare l’isola nella posizione precedente.
La grande massa sembrava essere scomparsa. L’ipotesi che fosse affondata non era però l’unica possibile. Una struttura del genere può essere spinta dal vento per molti chilometri, avvicinarsi alla costa o finire all’interno di un’insenatura, diventando più difficile da individuare nelle immagini satellitari.
Ed è sostanzialmente ciò che sembra essere successo.
Le immagini del 15 agosto hanno infatti mostrato nuovamente l’isola, questa volta all’ingresso settentrionale dell’Ospika Arm, dove il fiume Ospika entra nel bacino. La massa si era spostata di circa 30 chilometri verso nord-ovest rispetto alla posizione precedente e appariva ancora sostanzialmente integra. La sua “scomparsa”, quindi, era stata semplicemente uno spostamento.
E proprio la distanza percorsa rappresenta uno degli aspetti più interessanti dell’intera vicenda.

Come può formarsi un’isola galleggiante con degli alberi

L’origine precisa della struttura non è stata ancora individuata, ma B.C. Hydro ha proposto una spiegazione plausibile. Lungo le rive del bacino possono accumularsi nel corso degli anni grandi quantità di tronchi, rami, sedimenti e materiale organico. Se questi detriti rimangono bloccati a lungo in una zona protetta della costa, possono progressivamente compattarsi.
Il legno comincia a decomporsi, si accumula terreno e la vegetazione può iniziare a colonizzare la superficie. Le radici delle piante, crescendo e intrecciandosi, contribuiscono a mantenere unita la struttura. Con il passare degli anni può quindi formarsi una sorta di grande tappeto naturale composto da legno, terreno, radici e vegetazione. Finché rimane appoggiato alla costa, può sembrare una normale porzione della riva. Il problema nasce quando il livello dell’acqua aumenta abbastanza da sollevarlo. Se il materiale sottostante è sufficientemente ricco di legno e quindi relativamente galleggiante, l’intera massa può staccarsi e cominciare a muoversi. È una delle principali ipotesi formulate per spiegare ciò che è accaduto nel Williston Reservoir.

Il momento in cui l’isola è comparsa potrebbe non essere casuale. Quest’anno il livello del Williston Reservoir è stato eccezionalmente elevato.

Dopo un inverno caratterizzato da abbondanti nevicate e un periodo di piogge, il bacino ha raggiunto la piena capacità per la prima volta in 14 anni.

La quantità di acqua era tale che B.C. Hydro ha dovuto aprire gli sfioratori della W.A.C. Bennett Dam durante giugno e luglio 2026.

Quando il livello di un grande bacino aumenta così tanto, l’acqua raggiunge porzioni di costa normalmente asciutte.

Una massa di legname, terra e vegetazione rimasta per anni bloccata lungo la riva potrebbe quindi essere stata progressivamente sollevata.

A un certo punto la forza esercitata dall’acqua potrebbe essere diventata sufficiente a liberarla completamente.

Da quel momento, ciò che prima faceva parte della costa avrebbe iniziato a galleggiare come una gigantesca zattera naturale.

L’erosione delle rive potrebbe aver favorito il distacco

Esiste anche un’altra possibile componente del fenomeno. Il geologo John Clague, professore di Scienze della Terra alla Simon Fraser University, ha ricordato che le rive del Williston Reservoir sono sottoposte da decenni a processi di erosione. Il bacino è nato oltre mezzo secolo fa e le continue variazioni del livello dell’acqua, insieme alle onde e alle condizioni del terreno, possono progressivamente indebolire le sponde. In alcune zone gli alberi hanno radici relativamente superficiali. Se il terreno sottostante viene eroso, intere porzioni della costa possono diventare instabili. Non è quindi escluso che l’isola sia nata anche dal distacco di una sezione di terreno già indebolita. Secondo Clague, trovare il punto esatto di origine sarebbe estremamente utile per capire cosa sia successo. Se una massa di quasi 10.000 metri quadrati si fosse realmente separata dalla costa, da qualche parte dovrebbe essere rimasta una evidente “cicatrice” nel paesaggio.

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Perché l’isola si è spostata così tanto

Una volta staccatasi dalla riva, la struttura ha iniziato un viaggio di diversi chilometri. Verrebbe naturale pensare che sia stata trascinata principalmente dalla corrente, ma il Williston Reservoir non presenta correnti abbastanza forti da spiegare da sole un simile spostamento. Secondo B.C. Hydro, il principale responsabile potrebbe essere stato il vento. Il bacino è noto per i venti intensi, capaci di sollevare onde e di spostare grandi quantità di materiale galleggiante. Un’isola larga decine di metri e ricoperta di alberi offre al vento una superficie enorme. Gli stessi alberi possono comportarsi in parte come delle vele, aumentando l’effetto delle raffiche sulla massa. Clague ha sottolineato quanto sia sorprendente che una struttura tanto grande abbia percorso una distanza considerevole senza disgregarsi. A differenza di un iceberg, infatti, l’isola non dovrebbe avere una grande massa nascosta sotto la superficie dell’acqua. È probabilmente una struttura relativamente sottile tenuta insieme da legno, terreno e soprattutto dalle radici.

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Perché può essere pericolosa per le imbarcazioni

L’isola non sembra rappresentare, almeno al momento, un problema per il funzionamento della W.A.C. Bennett Dam. La sua nuova posizione si trova anzi più lontana dalla diga rispetto al punto in cui era stata inizialmente individuata. Esiste però un rischio concreto per chi naviga sul lago. Una massa di quelle dimensioni costituisce un ostacolo difficile da prevedere, soprattutto in condizioni di scarsa visibilità. Inoltre, l’eccezionale livello dell’acqua ha trascinato nel bacino una quantità insolita di tronchi e detriti, alcuni dei quali possono rimanere parzialmente sommersi. Colpire uno di questi ostacoli a velocità sostenuta può provocare danni seri a un’imbarcazione. Proprio per questo Rocky Avery aveva deciso di diffondere le prime immagini anche per avvertire pescatori e navigatori della zona.

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