Il Mediterraneo estremo prima del climate change: onde giganti già 125.000 anni fa
Photo by Michael Benz

Il Mediterraneo estremo prima del climate change: onde giganti già 125.000 anni fa

Uno studio internazionale ricostruisce le grandi tempeste che colpirono la Sicilia 125 mila anni fa. Così le rocce del Plemmirio aiutano a comprendere i futuri rischi climatici nel Mare Nostrum

Pasquale Raicaldo profile image
by Pasquale Raicaldo


Nel silenzio millenario delle scogliere del Plemmirio, a sud di Siracusa, il mare ha lasciato una memoria di pietra. Immensi blocchi rocciosi, trascinati nell’entroterra da onde di una forza quasi inconcepibile, raccontano oggi una storia antichissima: quella di tempeste estreme che, circa 125 mila anni fa, investirono le coste della Sicilia sud-orientale in un Mediterraneo molto diverso da quello che conosciamo. È una storia rimasta custodita tra le rocce e il vento, riportata ora alla luce da uno studio internazionale coordinato dall’Università degli Studi di Bari e pubblicato sulla rivista scientifica Quaternary Science Reviews.
La ricerca, frutto della collaborazione tra il Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari, l’Università Ca’ Foscari di Venezia, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), il CNR-ISAC e l’Università degli Emirati Arabi Uniti, si è concentrata su uno dei luoghi più suggestivi e scientificamente rilevanti del Mediterraneo: la Penisola della Maddalena, all’interno dell’Area Marina Protetta del Plemmirio.

Il blocco più grande rinvenuto sul deposito studiato (foto Ingv)

Qui, lungo un versante ripido e distante dall’attuale linea di costa, giacciono enormi massi di diverse tonnellate. La loro posizione, a quote elevate e in condizioni di conservazione eccezionali, rappresenta la prova tangibile di eventi meteomarini di straordinaria intensità. Secondo gli studiosi, solo onde ad altissima energia avrebbero potuto trasportare simili blocchi così lontano dal mare.

“Gli studi condotti dai ricercatori dell’Ingv, in collaborazione con altri enti di ricerca e Università, hanno permesso di evidenziare la presenza di depositi marini riferibili ad eventi estremi avvenuti circa 125.000 anni fa, in un contesto climatico differente da quello attuale”, spiega Giovanni Scardino, primo autore dello studio insieme ai ricercatori Ingv Tommaso Alberti e Marco Anzidei. “Lo studio delle condizioni climatiche del passato integrato ai depositi geologici ci consente di stimare le possibili implicazioni future, in un contesto di riscaldamento globale dei mari e variazioni climatiche in atto”.

Per ricostruire ciò che accadde durante l’ultimo interglaciale — il cosiddetto Tirreniano — il team ha utilizzato un approccio multidisciplinare che combina rilievi geomorfologici ad alta risoluzione, ricostruzioni paleogeografiche e sofisticati modelli numerici climatici e idrodinamici. Le simulazioni hanno escluso che i depositi siano il risultato di tsunami recenti o storici, indicando invece come causa probabile una serie di tempeste estreme avvenute in un periodo in cui il clima globale era più caldo e il livello del mare sensibilmente più alto rispetto a oggi.

Carta della disposizione dei blocchi studiati

In quelle condizioni, spiegano i ricercatori, le onde riuscivano a superare più facilmente le scogliere, amplificando l’inondazione costiera e trasportando enormi blocchi rocciosi verso l’interno. Un fenomeno raro nel Mediterraneo, dove contesti simili sono estremamente poco documentati.
“Questo contesto è estremamente raro nel Mediterraneo”, sottolinea Giovanni Scicchitano, responsabile scientifico dello studio. “La combinazione tra posizione dei blocchi, stato di conservazione e precisione dell’inquadramento cronologico rende il Plemmirio uno dei migliori esempi disponibili per studiare eventi estremi del passato”.
A differenza delle coste oceaniche ad alta energia, come quelle caraibiche o dell’Atlantico settentrionale, il Mediterraneo presenta infatti pochi depositi comparabili. Proprio per questo il sito siciliano assume un’importanza strategica per la comunità scientifica internazionale, offrendo una finestra privilegiata sul rapporto tra cambiamenti climatici e dinamiche costiere estreme. Ma il valore dello studio non riguarda soltanto il passato. Gli studiosi ritengono infatti che il Tirreniano possa rappresentare un possibile scenario analogo delle condizioni climatiche verso cui il Mediterraneo si sta dirigendo. “Le nostre simulazioni indicano che temperature marine più elevate e diverse condizioni atmosferiche potevano generare tempeste e medicanes più intensi rispetto a quelli attuali”, osserva ancora Scicchitano.

Tsunami, anche il Mediterraneo è a rischio
Anche quest’anno il 5 novembre ricorre la Giornata Mondiale sulla Consapevolezza degli Tsunami. L’obiettivo? Porre l’attenzione sull’importanza della prevenzione e della preparazione all’emergenza

"Questo ci aiuta a comprendere come il riscaldamento in atto possa influenzare gli eventi meteomarini nei prossimi decenni”. Le proiezioni climatiche prevedono infatti un progressivo aumento della temperatura delle acque mediterranee e un innalzamento del livello del mare entro la fine del secolo, fattori che potrebbero intensificare i rischi di erosione, inondazione e impatto delle mareggiate lungo le coste.
Fondamentale, durante le campagne di rilievo, è stato anche il supporto dell’Area Marina Protetta del Plemmirio, da anni impegnata nella collaborazione scientifica con l’Università di Bari per lo studio degli eventi meteomarini estremi. “La tutela dell’ambiente marino deve includere anche la fascia costiera emersa, che conserva tracce fondamentali della storia naturale”, sottolinea Patrizia Maiorca, presidente dell’Area Marina Protetta del Plemmirio. “Questo studio dimostra quanto sia importante integrare conservazione e conoscenza scientifica per comprendere i cambiamenti in atto e prepararsi alle sfide future”.
Tra le rocce scolpite dal vento e dal mare del Plemmirio, dunque, non si conserva soltanto il ricordo di un’antica catastrofe naturale. Si custodisce anche un messaggio per il presente: il Mediterraneo, fragile e prezioso, porta già impressi nei suoi paesaggi i segnali di ciò che il clima potrebbe riservare alle generazioni future.

Pasquale Raicaldo profile image
by Pasquale Raicaldo

Per saperne di più