Campi Flegrei, il motore nascosto della crisi: così il calore solleva la terra

Campi Flegrei, il motore nascosto della crisi: così il calore solleva la terra

Uno studio pubblicato su Science Advances ricostruisce i meccanismi che alimentano il bradisismo. Oltre 30mila misurazioni in 27 anni rivelano il ruolo dei gas magmatici, del vapore e dell’energia trasferita alle rocce. E offrono nuovi strumenti per comprendere l’evoluzione della caldera.

Pasquale Raicaldo profile image
by Pasquale Raicaldo

C’è un motore invisibile, a diversi chilometri sotto i nostri piedi, che da oltre vent’anni lavora senza sosta. Non ha ingranaggi né pistoni, ma gas, acqua e calore. E la sua energia è sufficiente a sollevare interi quartieri, deformare la crosta terrestre e contribuire a generare migliaia di terremoti. È il sistema profondo dei Campi Flegrei, una delle aree vulcaniche più studiate al mondo, dove una nuova ricerca ha ricostruito con un dettaglio senza precedenti i meccanismi che alimentano l’attuale crisi bradisismica.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Science Advances e condotto da ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dell’Università di Perugia e dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, individua nella progressiva risalita di fluidi magmatici, e nel conseguente aumento di pressione e temperatura, una delle chiavi fondamentali per spiegare ciò che accade nel sottosuolo flegreo. 

Foto Vittorio Sciosia

Per arrivare a questa conclusione gli scienziati hanno seguito una traccia apparentemente impalpabile: l’anidride carbonica. Oltre 30mila misurazioni, raccolte tra il 1998 e il 2025 nell’area di Solfatara-Pisciarelli, hanno permesso di ricostruire l’evoluzione delle emissioni di CO₂ dal terreno. È uno degli archivi geochimici più completi mai utilizzati per studiare la caldera. E racconta una storia sorprendentemente coerente con quella registrata dagli strumenti che misurano gli spostamenti del suolo.

Dal 2005, infatti, le emissioni di anidride carbonica sono cresciute con un andamento quasi esponenziale, seguendo da vicino il progressivo sollevamento del terreno, arrivato a circa 1,6 metri nel dicembre 2025. Non due fenomeni indipendenti, dunque, ma manifestazioni di uno stesso processo profondo, associato anche all’intensificarsi dell’attività sismica. Ma che cosa accade esattamente sotto Pozzuoli? Secondo la ricostruzione dei ricercatori, grandi quantità di fluidi di origine magmatica risalgono e si accumulano a circa 3-4 chilometri di profondità, aumentando la pressione e riscaldando il sistema idrotermale sovrastante, costituito da acqua, vapore e gas che circolano nelle fratture delle rocce. È qui che entra in gioco un fenomeno fisico ben conosciuto, ma dalle conseguenze tutt’altro che trascurabili: la condensazione. Quando il vapore acqueo torna allo stato liquido, libera energia sotto forma di calore latente. Nel sottosuolo flegreo, questo trasferimento energetico contribuisce a riscaldare le rocce e ad alimentare le condizioni di pressione responsabili della deformazione del terreno.

Un nuovo studio rivela le strutture geologiche sottomarine al largo dei Campi Flegrei
Un team multidisciplinare di INGV e Cnr ha analizzato la porzione sommersa dei Campi Flegrei e del fondale marino circostante, identificando una caldera rimasta finora sconosciuta e una vasta frana sottomarina. La ricerca è pubblicata su “Geomorphology”

«Mentre la CO2 viene emessa in superficie, notevoli quantità di vapore acqueo condensano nel sottosuolo. I calcoli termodinamici elaborati nello studio (usando i flussi di CO2 e la composizione chimica delle fumarole) indicano che questa condensazione trasferisce alle rocce una notevole quantità di calore latente», spiega Giulio Bini, ricercatore dell’INGV e primo autore dello studio. Il risultato più impressionante riguarda proprio il bilancio energetico. «Abbiamo stimato che l’energia termica rilasciata dai fluidi risulta essere un ordine di grandezza superiore all'energia elastica che deforma e solleva la crosta terrestre e cinque ordini di grandezza superiore all'energia liberata da tutti i terremoti registrati dal 2005 al 2025», aggiunge Giovanni Chiodini, dirigente di ricerca associato presso l’INGV e coautore dell’articolo. Tradotto: secondo i calcoli, il calore trasferito al sottosuolo è circa dieci volte l’energia elastica associata alla deformazione della crosta e centomila volte quella complessivamente liberata dai terremoti considerati. Un confronto che restituisce la dimensione del fenomeno, senza significare che tutta quell’energia si trasformi direttamente in movimento del terreno o in scosse.

Campi Flegrei, nuove analisi approfondiscono la dinamica del bradisismo nella caldera
Grazie a oltre un decennio di dati, ricercatori di INGV, Università di Pisa e GFZ hanno ricostruito con estremo dettaglio le strutture sismogenetiche attive ai Campi Flegrei

Le conferme arrivano anche dalla superficie. «L’evidenza più diretta di questo riscaldamento dovuto alla pressurizzazione e condensazione dei fluidi è l'aumento di oltre 10°C della temperatura media del suolo registrata alla Solfatara negli ultimi due decenni», sottolinea Stefano Caliro, dirigente tecnologo responsabile del monitoraggio geochimico dei vulcani campani presso l’INGV e coautore della ricerca.
L’indagine identifica anche un passaggio particolarmente significativo tra il 2018 e il 2022, quando un importante impulso di gas magmatici avrebbe concentrato ulteriormente le emissioni nell’area della Solfatara. È un indizio prezioso per comprendere come il sistema possa modificarsi nel tempo, anche senza un’eruzione.
Ma la scoperta solleva inevitabilmente una domanda: il rischio eruttivo sta aumentando? Gli autori richiamano esplicitamente l’attenzione sull’intensificazione delle condizioni che possono favorire fenomeni eruttivi, sia di natura freatica, legati all’acqua surriscaldata, sia magmatica. Tra i segnali considerati figura anche la comparsa, dal 2021, di sequenze sismiche caratterizzate da intervalli molto brevi tra un terremoto e l’altro. Non significa, tuttavia, che sia possibile prevedere un’eruzione imminente o indicarne la data. L’identificazione di un meccanismo fisico non equivale a una previsione temporale.
È proprio questa distinzione a rendere la ricerca particolarmente importante. Comprendere perché il terreno si solleva e perché la sismicità aumenta significa affinare la capacità di interpretare i segnali del vulcano. La CO₂ che attraversa il suolo diventa così una sorta di messaggero delle profondità, capace di fornire informazioni su processi impossibili da osservare direttamente.

Campi Flegrei, l’IA rivela dettagli inediti sull’attività sismica della caldera
Applicata un nuovo modello di Intelligenza Artificiale per sviluppare un catalogo sismico di alta definizione

Il passo successivo consiste nell’integrare queste informazioni con le misure satellitari, le reti GPS, i dati sismici e le analisi delle fumarole. Nessun parametro, preso isolatamente, può raccontare l’intera evoluzione di una caldera così complessa. Nella regione vulcanica che comprende Pozzuoli, Bacoli e parte di Napoli, dove il bradisismo condiziona quotidianamente la vita di una popolazione densamente insediata, conoscere meglio questi processi non è soltanto una conquista scientifica. È uno strumento per migliorare il monitoraggio, orientare le valutazioni del rischio e sostenere le decisioni di protezione civile. Perché i Campi Flegrei non sono un vulcano che si possa osservare soltanto cercando un cratere o una colonna di fumo. Sono un sistema vasto e dinamico, il cui comportamento si manifesta attraverso segnali diversi, spesso impercettibili. E oggi sappiamo qualcosa di più sul motore che li collega: una straordinaria quantità di energia termica, trasferita dalle profondità alle rocce, che contribuisce a far respirare, deformare e tremare la terra.

Pasquale Raicaldo profile image
by Pasquale Raicaldo

Per saperne di più