Cosa ci insegna la tragedia dei sub alle Maldive
Analizzare il confine sottile e letale che separa l'esperienza dall'eccesso di sicurezza è l'unico modo per non rendere inutile il sacrificio di cinque vite umane, spiega il nostro esperto Francesco Pacienza
La cronaca recente dalle Maldive ci consegna una realtà drammatica, un bilancio pesante: cinque sub italiani hanno perso la vita nelle profondità dell'atollo di Vaavu, lasciando le proprie famiglie nel dolore più profondo, un dolore amplificato dall'incapacità di trovare una logica in una simile scomparsa. Di fronte a vite spezzate in mare, il primo sentimento è il profondo dispiacere per le vittime e per chi resta a terra a cercare risposte. Ma subito dopo, per chiunque rispetti il mare e le regole della subacquea, subentra un dovere morale: analizzare il confine sottile e letale che separa l'esperienza dall'eccesso di sicurezza. Troppo spesso dietro la parola esperti si celano comportamenti basati sulla sottovalutazione del rischio. Ed è qui che la tragedia si trasforma in una dura lezione sull'etica della responsabilità.

Nel mondo della subacquea, avere un brevetto non vuol dire possedere un lasciapassare per l'invulnerabilità, né un'autorizzazione a sfidare le leggi della fisica. Al contrario, l'addestramento e la certificazione equivalgono alla consapevolezza intrinseca di sapere esattamente cosa fare o non fare.
Ogni livello di brevetto definisce limiti precisi: profondità massime, tempi di permanenza, tipologia di miscele respiratorie e configurazioni d'attrezzatura richieste. Essere a conoscenza di questi limiti significa aver firmato un patto invisibile con la sicurezza. La consapevolezza tecnica, tuttavia, deve tradursi in azione pratica: essa non obbliga mai a fare qualcosa che si sa essere fuori norma e pericoloso. Avere l'esperienza per gestire una situazione non significa doverla cercare a tutti i costi, specie quando i margini di sicurezza si azzerano.
Spingersi a 50 metri di profondità, all'interno di sistemi di grotte complessi come quella di Alimathaa, richiede protocolli rigidi e strumentazioni ridondanti. Farlo con un assetto ricreativo standard e attrezzatura non idonea per quelle profondità e per quegli ambienti non è una fatalità: è accettare un rischio altissimo.
Le Maldive, con le loro spettacolari pareti sommerse, sono note per le dinamiche delle loro acque, caratterizzate da correnti di marea improvvise, impetuose e spesso imprevedibili. In contesti simili, l'attrezzatura non adeguata elimina qualsiasi piano di riserva (il cosiddetto Plan B). Se l'aria finisce o l'orientamento si perde in un cunicolo profondo, la mancanza di miscele extra o di bombole in ridondanza trasforma un'immersione esplorativa in una trappola senza via d'uscita. Essere esperti non significa dimostrare di saper uscire indenni dalle situazioni estreme; significa evitare di infilarcisi.
Un vero professionista, uno scienziato o un istruttore sa che il mare non negozia. Riconosce quando le condizioni meteo-marine, la logistica o l'attrezzatura disponibile non sono al cento per cento della conformità. Essere esperti significa non accettare e non condividere situazioni che hanno come potenziale epilogo quanto purtroppo narrano le cronache di questi giorni. Significa saper dire "oggi non ci si immerge", anche a costo di rinunciare a un campionamento importante o a un'esplorazione affascinante. Il dispiacere per la perdita di cinque connazionali resta immenso, così come il rispetto per il lutto delle famiglie. Ma la cultura della legalità e del rispetto delle regole, sott'acqua come a terra, si alimenta anche della trasparenza nel giudicare gli errori. Sottovalutare il rischio in nome dell'esperienza passata è il primo passo verso l'incidente; ricordare che la sicurezza individuale e di gruppo viene prima di ogni presunta invincibilità è l'unico modo per onorare la memoria di chi non è più tornato in superficie.
Si sono concluse le dolorose operazioni di recupero dei cinque subacquei, affidate al team di speleosub finlandesi attivato dal DAN. Il corpo di Gianluca Benedetti è già rientrato in Italia, dove la prossima settimana verrà eseguito l'esame autoptico. Per Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri si attende invece il completamento delle procedure burocratiche, necessarie per consentire il loro ritorno a casa nel più breve tempo possibile. Tutti i sub sono stati ritrovati con la propria attrezzatura; insieme a loro sono state recuperate anche le action cam. L'analisi di questi filmati sarà decisiva per fare luce sulla dinamica dell'incidente e dare una spiegazione a un'immersione trasformatasi in tragedia.
In questo momento di profondo dolore, GrandTour si stringe attorno alle famiglie delle vittime, esprimendo il più profondo e sincero cordoglio, con la speranza che possano trovare la forza e la serenità necessarie per affrontare una perdita così drammatica.
Francesco Pacienza è diplomato all'Istituto Europeo di Design a Roma. Esperienza trentennale nella fotografia di moda, pubblicitaria, architettura e still life. Da oltre dieci anni è specializzato nella fotografia subacquea: dal grandangolo, ai relitti, dalla macro alla fotografia creativa e all’underwater fashion. Collabora con GrandTour dal primo numero
