Cosa ci insegna la storia del paese "invaso" dai pavoni

I media hanno raccontato, non senza una punta di deriva folkloristica, il caso di Punta Marina: da 10 esemplari a più di 100, nel giro di qualche anno. Noi abbiamo chiesto al nostro esperto di biodiversità di aiutarci a comprendere cosa c'è dietro questo fenomeno. E perché può non restare isolato

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by Rosario Balestrieri
Cosa ci insegna la storia del paese "invaso" dai pavoni
Photo by Steve Harvey


Il pavone comune (Pavo cristatus) è da sempre un simbolo di bellezza ed eleganza. Questa specie aliena, introdotta nel Mediterraneo dall'India già in epoca romana, per secoli è stata considerata un innocuo status symbol ornamentale. Oggi, però, la sua presenza in libertà sta trasformando questo antico legame culturale in una complessa sfida gestionale.
In Europa aumentano infatti le popolazioni "naturalizzate", ovvero nuclei di specie aliene (alloctone) che, fuggiti o rilasciati dall'uomo, riescono a riprodursi e a sopravvivere in natura in totale autonomia. Se Inghilterra e Spagna registrano i numeri più alti, l'Italia non è da meno, e il caso di Punta Marina, a Ravenna, ne è l'esempio più attuale e paradigmatico.
La parabola della popolazione ravennate descrive perfettamente la crescita demografica verticale di questa specie in ambiente urbano e periurbano quando viene foraggiata dai cittadini nonostante i divieti. Dai circa dieci esemplari censiti nel 2018, frutto di fughe accidentali o rilasci illegali, la popolazione è salita a circa quaranta individui nel 2023, fino a raggiungere le stime attuali che ipotizzano una presenza di cento o centoventi esemplari nel 2026. A favorire questo trend demografico sono stati due elementi chiave: da un lato l’estesa pineta limitrofa, che offre un perfetto rifugio per la nidificazione, e dall'altro il cibo. Quest'ultimo è di norma già abbondante in città per una specie dalla dieta plastica come il pavone, ed è reso ancor più facile da reperire quando viene offerto attivamente da parte dei cittadini in cambio di un selfie a distanza ravvicinata.

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Photo by Vivek Doshi

Quando un uccello di queste dimensioni colonizza un centro abitato, l'impatto con residenti e turisti genera forti conflitti riconducibili principalmente a tre criticità. La prima è l'inquinamento acustico, poiché le potenti vocalizzazioni dei pavoni, frequenti all'alba e al crepuscolo nel periodo riproduttivo, disturbano pesantemente il riposo. La seconda riguarda i danni alle proprietà, in quanto i maschi, vedendo la propria immagine riflessa sulle carrozzerie lucide delle auto o sui vetri delle case, la scambiano per un rivale e la picchiettano con forza, provocando danni materiali. Infine, vi è il problema del degrado e dell'igiene, dato che l'accumulo di deiezioni in aree pubbliche e cortili privati solleva problemi di decoro e comprensibili riserve igienico-sanitarie.

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Photo by Darshan Patel

Il caso di Punta Marina solleva il velo su una crisi globale. Attualmente in Europa si contano ben settantadue specie di uccelli alieni naturalizzate, parrocchetti ed altri pappagalli, ibis sacri, cigni neri per fare alcuni nomi, ma l'avifauna è solo la punta dell'iceberg e la parte più visibile del problema. L'invasione del cosiddetto "neobiota", che include insetti, flora e organismi marini, sta progressivamente omogeneizzando la biodiversità mondiale, cancellando le specie locali. Purtroppo, la compravendita e la detenzione di animali esotici avvengono ancora spesso senza restrizioni severe o patenti di competenza, e i rilasci in natura restano quasi sempre impuniti.

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Davanti a popolazioni così radicate, la scienza è chiara nel dimostrare perché i "traslochi parziali" non funzionano e perché serve invece una vera prevenzione. Gli interventi di trasferimento sono costosi e spesso inutili; il semplice traslocamento, ovvero lo spostare una parte degli animali alieni altrove, è un palliativo temporaneo poiché il tasso di crescita degli esemplari residui finirebbe per saturare nuovamente l'ambiente in pochissime stagioni.
Per il futuro è indispensabile cambiare strategia, puntando tutto su una prevenzione rigorosa che si basi sulla riduzione drastica dell'importazione di specie esotiche a scopo ludico o ornamentale, sulla limitazione del possesso ai soli professionisti qualificati e alle strutture autorizzate, e sull'introduzione dell'obbligo di identificazione e tracciabilità di ogni singolo esemplare. Questo sistema, unito all'obbligo di comunicarne tempestivamente la fuga o la morte, permetterebbe di azzerare definitivamente i rilasci abusivi nell'ambiente naturale.

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