Vivere più a lungo in Europa non è più un diritto uguale per tutti
Uno studio pubblicato su Nature Communications mostra che l’aspettativa di vita nel Vecchio Continente continua a crescere solo in alcune regioni: tra disuguaglianze territoriali e aumento della mortalità tra i 55 e i 74 anni, l'Europa rischia di dividersi in due
Vivere in Europa più a lungo è ancora possibile, ma non per tutti: i nuovi dati raccontano un continente sempre più diseguale Per oltre un secolo l’aumento dell’aspettativa di vita è stato uno dei segnali più evidenti del progresso europeo. Un indicatore quasi automatico di benessere, sviluppo e successo delle politiche sanitarie. Oggi, però, questo meccanismo si sta incrinando non perché l’uomo abbia raggiunto un limite biologico, ma perché l’Europa sta diventando sempre più diseguale anche nel diritto a vivere più a lungo. A dimostrarlo è un ampio studio recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications e realizzato da The Conversation, che mette in discussione una delle convinzioni più radicate delle società occidentali.
Uno studio sulla longevità europea
Lo studio analizza dati raccolti tra il 1992 e il 2019 prendendo in esame 450 regioni dell’Europa occidentale, per un totale di quasi 400 milioni di abitanti.
Per realizzare la ricerca, gli autori hanno raccolto dati demografici e di mortalità dagli uffici nazionali di statistica di 13 Paesi europei, tra cui Spagna, Danimarca, Portogallo e Svizzera. Il primo passaggio è stato l’armonizzazione dei dati originali, un’operazione cruciale perché le regioni differivano per dimensione territoriale e per livello di dettaglio delle informazioni disponibili.
Successivamente è stato ricalcolato il guadagno annuo dell’aspettativa di vita alla nascita per ciascuna regione tra il 1992 e il 2019, un indicatore che riflette la mortalità a tutte le età. L’uso di metodi statistici avanzati ha permesso di isolare le tendenze strutturali di lungo periodo, eliminando le distorsioni dovute a eventi temporanei come l’ondata di caldo del 2003 o le violente epidemie influenzali del 2014-2015.
Il 2019 rappresenta il termine delle analisi perché è ancora troppo presto per stabilire se la pandemia di Covid-19 abbia avuto un impatto duraturo su queste dinamiche o se i suoi effetti siano stati limitati al periodo 2020-2022.
Il risultato è una mappa dettagliata e senza precedenti delle traiettorie regionali della longevità in Europa nell’arco di quasi trent’anni. Da questa analisi emergono tre conclusioni chiave, che cambiano radicalmente la narrazione sul futuro della vita lunga.
La longevità non ha ancora raggiunto un limite biologico
Il primo dato è sorprendente e va contro molte letture allarmistiche: la longevità umana non ha ancora raggiunto un tetto invalicabile. Concentrandosi sulle regioni europee più avanzate, non emerge alcun segnale di rallentamento strutturale. In queste aree l’aspettativa di vita continua a crescere allo stesso ritmo osservato nei decenni precedenti. Nel 2019, le regioni più virtuose includevano aree del Nord Italia, della Svizzera e alcune province della Spagna. In Francia figuravano Parigi e i dipartimenti circostanti come Hauts-de-Seine e Yvelines (sia per uomini sia per donne), insieme alla regione dell’Anjou e alle zone di confine con la Svizzera, in particolare per la popolazione femminile. In questi territori, l’aspettativa di vita ha raggiunto livelli molto elevati: 83 anni per gli uomini e 87 anni per le donne. Un dato che dimostra come, nonostante le preoccupazioni ricorrenti, nulla indichi che la durata della vita abbia toccato un limite naturale. Prolungare l’aspettativa di vita resta possibile. Il margine di miglioramento esiste ancora.
Dal 2005 in poi l’Europa si spacca in due
Il quadro cambia radicalmente quando si osservano le regioni con aspettativa di vita “in ritardo”.
Negli anni Novanta e nei primi anni Duemila, queste aree avevano registrato progressi molto rapidi, più veloci rispetto alle regioni già avanzate. Questo aveva favorito una convergenza dei livelli di longevità in tutta Europa, riducendo le disuguaglianze territoriali.
Quella fase si interrompe però intorno al 2005.

Da quel momento, nelle regioni più fragili — come la Germania orientale, la Vallonia in Belgio o alcune aree del Regno Unito — i guadagni di aspettativa di vita crollano, arrivando in molti casi quasi a fermarsi. La longevità europea smette di convergere e inizia a divergere. Da un lato, regioni che continuano ad avanzare. Dall’altro, territori in cui la dinamica si esaurisce o addirittura si inverte.

Il punto critico? Tra i 55 e i 74 anni
La divergenza regionale non è spiegata da un aumento della mortalità infantile, che resta molto bassa, né dalla mortalità oltre i 75 anni, che continua a diminuire ovunque. Il nodo centrale è la fascia di età tra i 55 e i 74 anni. Negli anni Novanta, la mortalità in questa fase della vita era diminuita rapidamente grazie alla diffusione delle cure cardiovascolari e alla riduzione di alcuni comportamenti a rischio. A partire dagli anni Duemila, però, questo miglioramento rallenta drasticamente. In alcune regioni, negli ultimi anni, il rischio di morire tra i 55 e i 74 anni è addirittura aumentato. Il fenomeno è particolarmente evidente per le donne che vivono nelle regioni costiere mediterranee della Francia ed è diffuso anche in gran parte della Germania. Poiché in questa fascia si concentra un numero elevato di decessi, basta una stagnazione — o un aumento — della mortalità per interrompere l’intero progresso dell’aspettativa di vita. Comportamenti a rischio come fumo, consumo di alcol, cattiva alimentazione e sedentarietà tornano così a giocare un ruolo determinante, proprio nell’età in cui dovrebbero manifestarsi i benefici di una vita più lunga.
Un’Europa a due velocità, anche nel diritto a vivere
Lo studio, realizzato da The Conversation e pubblicato su Nature Communications, consegna un messaggio chiaro e inquietante. Il futuro della longevità in Europa non dipende tanto dall’esistenza di un limite biologico, quanto dalla capacità di ridurre le disuguaglianze territoriali, sociali ed economiche. Se le tendenze attuali continueranno, l’Europa rischia di diventare un continente a due livelli: una minoranza di regioni che continua a spingere in avanti i confini della vita e una maggioranza in cui i progressi si arrestano o si dissolvono. La domanda, ormai, non è più solo quanto a lungo possiamo vivere.La vera domanda è in quale parte d’Europa e a quali condizioni.

