Terre ardenti e sommerse: il fascino di Baia e dei Campi Flegrei
Il bradisismo ha inabissato le ville patrizie disseminate lungo la costa, dove i Romani erano attratti dalla presenza di sorgenti termali naturali. Oggi esplorare questi luoghi regala sensazioni uniche, come racconta il nostro archeologo
di Michele Stefanile
Una terra in continuo movimento, che si solleva o si abbassa al ritmo dei vulcani; un mare solo apparentemente fisso, che periodicamente ricopre, sommerge e nasconde oppure disvela, ritirandosi, antiche costruzionicostiere. I Campi Flegrei, la regione a occidente di Napoli, sono tutto questo e molto di più, tra storia, geologia, miti, archeologia.
Da millenni, decine di crateri, sacche di gas, sorgenti termali, resti geologici viventi del collasso di un immenso vulcano preistorico, modificano il paesaggio e trasformano la terra, incidendo sulla vita delle persone e sullasopravvivenza delle costruzioni umane. Con il bradisismo, che a dispetto del nome (etimologicamente un lento terremoto) produce effetti tangibili in giorni e settimane, ciò che è stato costruito sulla costa finisce in acqua, e ciò che è ormai sommerso dalle onde e frequentato da pesci riemerge alla luce. Un fenomeno che si noterebbe relativamente poco, come in altre zone al mondo, se non si combinasse con una densità insediativa che sin dal tempo dei Greci è tra le più alte mai registrate nel mondo antico.

Ancora una volta concentrarsi sui vulcani offre una spiegazione: i Greci popolarono una terra fertile per le ceneri e adatta alla costruzione e all’escavo per la presenza dei tufi teneri, prodotti di eruzioni più antiche; i Romani occuparono ogni centimetro di costa perché attratti dalla presenza a costo zero di sorgenti termali naturali, perfette per le più lussuose ville d’otium, dall’abbondanza di pozzolana, la cenere vulcanica che consente di realizzare cementi in grado di indurirsi persino sul fondo del mare, dalla costa stessa, tutta cerchi e semicerchi, crateri lunati e baie riparate, adatta alla portualità e per questo in breve tempo sfruttata per il maggior porto commerciale di Roma, Puteoli, per il più straordinario porto militare, Misenum, e per la più fitta sequenza di ormeggi e pontili privati, al servizio delle ville marittime di senatori e consoli della Repubblica.
Per gli archeologi subacquei, i Campi Flegrei sono uno dei luoghi di maggior interesse al mondo: lo sprofondamento di una fascia costiera così densamente popolata ha prodotto i siti archeologici sommersi più estesi.
Il solo Parco Sommerso di Baia copre un’area di 177 ettari, ma includendo anche Pozzuoli, Miseno, Bacoli, Torregaveta, Ischia, Posillipo, Nisida, l’estensione del patrimonio culturale sommerso non ha eguali. Per i geologi, al tempo stesso, la presenza di una così ricca fascia di resti sommersi offre un’insperata quantità di quote e segnali, in grado di datare ogni singolo movimento del bradisismo nel corso dei secoli.
Oggi la terra risale, il fondo marino si solleva (oltre un metro e mezzo negli ultimi 10 anni), e nuovi resti rimasti per secoli sul fondo riappaiono alla luce. Gli stessi ruderi ancora sommersi, riavvicinati alla superficie e alle onde dal bradisismo, diventano leggibili con chiarezza dal cielo, con l’ausilio dei droni e delle mappature a tappeto dall’alto. A Puteoli da qualche anno il porto sommerso, ora in parte riapparso all’asciutto, sta restituendo nuovi, straordinari dati: il tempio dei Nabatei, l’unico al di fuori della madrepatria (tra Arabia Saudita e Giordania attuali), i granai dell’annona, i luoghi dell’amministrazione della flotta. A Miseno, lungo la costa, anche semplici passeggiate portano alla scoperta di nuovi resti. Persino nel Fusaro, l’antica palude Acherusia, resti di ville e muri in reticolato riappaiono da un giorno all’altro.

Il bradisismo agisce, accelera, modifica; forse fra un po’ i terremoti cesseranno, la tendenza si invertirà e tutto ricomincerà a scomparire fra le onde. Oppure il respiro della terra diverrà sempre più veloce e affannoso, e nuovi vulcani, nuovi crateri, sconvolgeranno il paesaggio come in quel giorno di fine settembre del 1538 in cui, tra lo stupore dei presenti, dall’antico grande Lucrino, il lago che aveva ospitato il Porto Giulio di Ottaviano e gli allevamenti di ostriche e orate, spuntò tutt’insieme il vulcano più giovane d’Europa, il Monte Nuovo. L’uomo di fronte a tutto questo può poco, ma lo studio permette di imparare dal passato: come per Pozzuoli, dove le nuove ricerche hanno mostrato i resti dei grandi muraglioni elevati a difesa del porto di fronte a un mare in continua, minacciosa risalita. Una guerra impari contro la Natura che persino l’Impero più potente del suo tempo finì per perdere.

"Terre Ardenti e Sommerse. Bradisismo flegreo e archeologia subacquea" (Intra Moenia, 2025) è il libro con cui Michele Stefanile racconta e approfondisce questi temi: muovendo da una veloce analisi del modo in cui le coste simodificano nel corso dei secoli, il volume, illustrato da numerose foto subacquee, racconta storie e mutamenti della terra flegrea, passando in rassegna i principali siti archeologici sommersi lungo la fascia costiera a ovest di Napoli, da Posillipo a Ischia, passando per Miseno, Pozzuoli, Baia, Bacoli, Torregaveta.
