Perché Desmond Morris ha cambiato il modo in cui ci guardiamo allo specchio

Lo zoologo ed etologo britannico, noto per il suo bestseller "La scimmia nuda", è morto ieri all'eta' di 98 anni: ecco perché il suo messaggio ha rivoluzionato il nostro rapporto con la nostra e le altre specie

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by Pasquale Raicaldo
Perché Desmond Morris ha cambiato il modo in cui ci guardiamo allo specchio

C’è un momento, nella storia delle idee, in cui lo sguardo dell’uomo smette di specchiarsi in sé stesso e prova, con un brivido quasi infantile, a osservarsi da fuori. È lì che nasce la meraviglia — e, insieme, una sottile inquietudine.
Fu esattamente da quel punto di osservazione che Desmond Morris, nel 1967, decise di raccontare l’essere umano: non come protagonista assoluto del creato, ma come una delle tante creature del regno animale. Tra le 193 specie di scimmie da lui studiate, l’uomo - annotò - era l’unica priva di pelliccia. Una constatazione semplice, quasi disarmante, che diventava tuttavia chiave di lettura di un’intera civiltà. Con La scimmia nuda, allora, Morris offrì al mondo un ribaltamento di prospettiva che arrivò come una scossa gentile, proprio mentre la cultura occidentale si preparava a rivoluzioni profonde.


Guardare l’uomo con gli occhi dello zoologo e dell’etologo significava spogliarlo delle sue certezze, riportarlo alla sua natura primordiale, metterlo di fronte alle proprie somiglianze — talvolta scomode — con gli altri primati.

Quel libro, tradotto in 28 lingue, fu provocatorio senza mai essere urlato. Analizzava la sessualità, la socialità, il rapporto con il cibo con ironia sottile e rigore scientifico, muovendosi su un confine raro: quello tra divulgazione e poesia del sapere. Perché Morris, in fondo, non è mai stato un accademico nel senso più rigido del termine. Era un esploratore curioso, uno che attraversava i territori della scienza con lo stesso slancio con cui si perdeva nei colori della pittura surrealista.
«Quando sono stanco di scrivere, cambio stanza e dipingo», raccontava. E in quella frase c’è forse tutto il senso della sua vita: un equilibrio continuo tra razionalità e immaginazione, tra metodo e intuizione. Più di 2500 quadri, accanto a una produzione scientifica e divulgativa vastissima, testimoniano una mente incapace di fermarsi dentro un solo linguaggio.

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L’amore per gli animali lo accompagnò fin dall’infanzia, tra le stanze di Purton, dove nacque nel 1928, e quelle di Swindon, dove crebbe circondato da creature osservate con lo stupore di chi non smette mai di imparare. Dopo il servizio nell’esercito britannico, la scelta della Zoologia fu quasi inevitabile. Ma già negli anni universitari a Birmingham emergeva la sua natura duplice: mentre studiava, esponeva opere accanto a artisti come Joan Miró e sperimentava con il cinema surrealista.

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A Oxford, con una tesi sul comportamento dello spinarello, affinò il rigore scientifico. Poi Londra, la Zoological Society of London, la televisione. Programmi come “ZooTime” e “Life in the Animal World” lo resero un volto familiare, capace di portare la zoologia nelle case con naturalezza e fascino.
Il successo de La scimmia nuda gli permise persino di ritirarsi a Malta, inseguendo una vita dedicata alla scrittura. E nel 1973 il ritorno a Londra, accanto a figure di primo piano come Niko Tinbergen, segnò un nuovo capitolo di ricerca e confronto. Tra le sue opere , Lo zoo umanoModelli di comportamento riproduttivo e Comportamento intimo continuarono a scavare nella stessa domanda originaria: cosa resta dell’animale dentro l’uomo moderno?
Morris si è spento a 98 anni, in Irlanda, dopo aver condiviso 66 anni di vita con la moglie. Ma la sua eredità non è soltanto nei libri o nelle immagini. È in quello sguardo disincantato e curioso che ci ha insegnato a rivolgere verso noi stessi.
Ha scritto l'antropologo Marino Niola su Repubblica: "La fama di Morris presso il grande pubblico è stata molto superiore a quella dei suoi predecessori o maestri. E questo grazie soprattutto alla sua curiosità onnivora, alla sua irriverenza che lo portava spesso a travalicare gli steccati disciplinari con risultati spiazzanti e provocatori. E anche alla sua vena artistica e letteraria, grazie alla quale ha fatto dell’etologia un sapere diffuso, un modo di vedere e di sentire il nostro rapporto con le altre specie viventi entrato nel sentiment collettivo".
E in fondo la lezione più profonda che l'etologo britannico ci lascia è questa: comprendere l’uomo significa avere il coraggio di riconoscerne la natura. Anche quando ci mette a disagio. Anche quando ci spoglia, ancora una volta, di ogni illusione.

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