Non tutti sanno che i fiumi (a volte) smettono di scorrere

L'originale studio di un team di ricercatori dell’Università di Padova: quasi l’80% dei corsi d’acqua  presenti sulla Terra smette di fluire almeno un giorno all’anno

Pasquale Raicaldo profile image
by Pasquale Raicaldo
Non tutti sanno che i fiumi (a volte) smettono di scorrere
Photo by Roma R

 

Panta rei. Non sempre, a dire il vero. Perché se è vero che i fiumi non sono semplici linee blu disegnate su una mappa, ma sistemi vivi che si muovono e “respirano”, espandendosi e contraendosi in risposta a fattori climatici, lo è altrettanto che la dinamica naturale produce un’alternanza tra fasi di flusso e periodi di asciutta lungo molti tratti dei reticoli idrografici. In altre parole, molto spesso i fiumi smettono di scorrere, anche solo per brevi periodi.
A confermarlo un nuovo studio, appena pubblicato sulla rivista «Nature Water» (qui il link), un team di ricercatori dell’Università di Padova mostra che i corsi d’acqua non-perenni non rappresentano un’eccezione, ma costituiscono la tipologia fluviale più diffusa sul pianeta Terra. Analizzando dati globali e osservazioni di campo, la ricerca sviluppata dall’Ateneo patavino stima che quasi l’80% dei corsi d’acqua presenti sulla Terra smetta di fluire almeno un giorno all’anno. Anche in regioni considerate climaticamente umide, come il Veneto, oltre la metà del reticolo idrografico è costituita da tratti non-perenni. 

Fiume non perenne nei pressi di Amerzgane, Marocco centrale, monti dell'Atlante

Dalle analisi emerge inoltre che le reti fluviali del pianeta sono molto più estese di quanto comunemente rappresentato: considerando l’intera trama dei corsi d’acqua, la loro lunghezza complessiva raggiunge valori compresi tra 1,2 e 1,5 miliardi di chilometri. Di questa enorme rete, circa tre quarti – oltre un miliardo di chilometri – è costituita da corsi d’acqua che si asciugano periodicamente. 

I fiumi sono inquinati? Ora ce lo dice l’intelligenza artificiale
I ricercatori dell’Università di Birmingham hanno sviluppato un approccio innovativo che sfrutta l’AI per monitorare le sostanze chimiche presenti nei corsi d’acqua e i loro effetti sulla fauna

«Questa diffusione è legata alla struttura stessa delle reti fluviali, dominate da una miriade di piccoli corsi d’acqua estremamente numerosi e dinamici, che si attivano e si disattivano in risposta alle precipitazioni e alle condizioni idrologiche locali – spiega Gianluca Botter, corresponding author dello studio e docente al dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università di Padova –. Il loro comportamento influenza il funzionamento dell’intero sistema fluviale, lasciando una traccia evidente anche nei bacini idrografici di grandi dimensioni».

Ci allontaniamo sempre più dai fiumi: così il cambiamento climatico modifica la geografia dell’uomo
Sta già accadendo nel Mississippi e ci sono segnali anche nel Delta del Po: siccità prolungata, eventi estremi e innalzamento del livello del mare possono produrre impatti devastanti

I risultati mettono in discussione l’idea, ancora molto diffusa, che il dominio fluviale resti sempre uguale a sé stesso dalle sorgenti alla foce. Al contrario, l’alternanza naturale tra fasi di flusso e di asciutta emerge come una caratteristica intrinseca e inevitabile dei sistemi fluviali. 
Questa dinamica- sottolinea ancora lo studio - ha implicazioni dirette per la qualità dell’acqua, i cicli biogeochimici, la biodiversità e i servizi ecosistemici offerti sia dai grandi fiumi sia dai piccoli torrenti: riconoscerla e integrarla nelle politiche di protezione dei corsi d’acqua è un passaggio fondamentale per affrontare le sfide ambientali poste dal cambiamento climatico e dall’uso sostenibile delle risorse idriche.

Pasquale Raicaldo profile image
by Pasquale Raicaldo

Per saperne di più