Introdurre i metal detector a scuola è davvero una buona idea?
La circolare congiunta dei ministeri dell’Istruzione e degli Interni dopo l’omicidio del giovane studente a La Spezia. Ma cosa succede in Europa e negli Usa? Quali sono i dati e le statistiche sull’uso di questi strumenti? Sono realmente efficaci per garantire maggiore sicurezza nelle aule?
È dello scorso 28 gennaio la notizia secondo la quale il governo, attraverso una norma voluta dai ministri Valditara e Piantedosi, ha messo in atto un nuovo piano-sicurezza per le scuole. Le nuove regole, racchiuse nella circolare ‘Misure per il rafforzamento delle azioni di prevenzione e contrasto di fenomeni di illegalità negli istituti scolastici’ e al vaglio del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, mettono in condizione i presidi di poter installare dei metal detector negli istituti che dirigono, per prevenire l’ingresso in aule di armi, in particolare di quelle da taglio. Considerato che docenti e personale Ata non possono perquisire e controllare gli studenti, i dirigenti scolastici potranno chiedere, ad esponenti delle forze dell’ordine, di effettuare anche controlli con metal detector portatili. Ovviamente, prima di rendere operativi tali provvedimenti, la comunità scolastica dovrà confrontarsi con gli enti e le istituzioni predisposti a garantire la sicurezza sul territorio di competenza.
La circolare dei ministri Valditara e Piantedosi
La decisione dei dicasteri di cultura e interni è giunta dopo la morte di uno studente, appena 18enne, dell’istituto Einaudi di La Spezia. Infatti, il giovane Abanoub Youssef è stato ucciso a coltellate, da un altro studente, suo coetaneo che ha utilizzato una lama di oltre 20 centimetri. La mossa dell’esecutivo ha scatenato forti polemiche, polarizzando il dibattito nell’opinione pubblica, tra chi sarebbe a favore e chi contrario. Da un lato c’è chi reputa utile l’utilizzo dei metal detector, dall’altro - invece - c’è chi ha bollato l’iniziativa come l’ennesimo atto inutile e di propaganda.
Cosa succede in Europa
Ma andiamo più a fondo e cerchiamo di comprendere se davvero, da un punto di vista analitico, l’installazione di metal detector può realmente rappresentare un deterrente per azioni violente, compiute tramite armi, all’interno delle scuole. In Europa la nazione in cui sono maggiormente utilizzati i metal detector è il Regno Unito.

In Inghilterra sono usati metal detector sia fissi che portatili e i presidi possono chiedere perquisizioni nei confronti degli studenti anche soltanto in base a un sospetto. In generale, negli altri paesi, non vi sono casi rilevanti e sistematici sull’utilizzo dei metal detector fuori le scuole. In Francia e in Germania vi è un dibattito aperto. Nel paese transalpino ci sono state delle sperimentazioni fuori alcuni licei. Nella Repubblica Federale, invece, il confronto in seno all’opinione pubblica è rivolto al rapporto tra sicurezza ed educazione. Ovviamente, sull’argomento, non esiste una legge comunitaria ed unica per tutti gli stati membri dell’Unione Europea: ogni paese decide per se. Le uniche regole da rispettare, uguali per tutti, sono quelle relative alla conformità e compatibilità dei metal detector, rispetto alla loro sicurezza elettromagnetica.
Cosa succede negli Stati Uniti
Ma apriamo un piccolo focus su un paese purtroppo spesso al centro delle cronache internazionali per omicidi commessi nelle scuole: gli Stati Uniti. Il portale web Orizzonte Scuola ha pubblicato i risultati di due studi scientifici, fatti proprio sul tema, il Journal of School Health e il Justice & Prevention Research Center di WestEd. Il primo, dopo aver analizzato 15 anni di ricerche sull’uso dei metal detector nelle scuole statunitensi, ha riscontrato: una lieve e non significativa riduzione della presenza delle armi a scuola; nessuna diminuzione di comportamenti e liti violenti o risse tra studenti; la presenza dei metal detector ha causato un maggiore stato di insicurezza e di ‘stato di sorveglianza’ da parte degli studenti e del personale scolastico. Insomma, la scuola - in questo ultimo caso - non sarebbe più vista come un luogo di educazione, ma di controllo. Uno spazio che diventerebbe ‘militarizzato’ causando, paradossalmente, sensazioni di forte insicurezza.
Cosa dicono studi e ricerche
Il secondo studio ha invece dimostrato che non ci sono dati oggettivi e concreti, o meglio definitivi, sull’efficacia dei metal detector nella loro presunta azione preventiva rispetto a comportamenti violenti all’interno degli istituti scolastici. Non solo, ma la loro funzione sarebbe anche inefficace in assenza della giusta formazione del personale scolastico e senza le risorse economiche adeguate che servono per la loro installazione ed utilizzo. Tutto ciò senza considerare due aspetti: molte armi nelle scuole sono state trovate anche senza l’ausilio dei metal detector, in altri casi sono state portate dentro gli istituti scolastici nonostante la presenza dei metal detector stessi.
L'esperimento a Napoli e l’interrogazione dell’IA
Torniamo in Italia. Nel Belpaese il primo istituto ad aver adottato in qualche circostanza l’uso dei metal detector portatili, utilizzati da polizia e carabinieri, è stato la scuola Marie Curie di Napoli, a Ponticelli (quartiere dell’area Est della città). In questo caso la dirigente scolastica Valeria Pirone ha accolto positivamente l’iniziativa, affermando che dopo un po' di tempo, gli studenti avevano anche fatto l’abitudine nel vedere esponenti delle forze dell’ordine alle prese con controlli e perquisizioni.

Una curiosità: sull’argomento, Marco Cappato - esponente radicale da sempre impegnato per il rispetto dei diritti umani e civili, in particolare con l’Associazione Luca Coscioni - ha ‘interrogato’ l’intelligenza artificiale. Il risultato lo ha pubblicato lui stesso tramite un post pubblicato su Facebook. In sintesi, l’IA ha ‘detto’ che non esiste una correlazione diretta tra l’uso dei metal detector e la sicurezza nelle scuole. Questo perché, innanzitutto, atti di violenza accadono molto spesso prima e al di fuori degli istituti scolastici. Poi perché tali azioni si possono commettere anche senza utilizzare delle armi o degli oggetti metallici. Infine, perché la violenza dovrebbe essere combattuta attraverso attività più strutturali che intervengono sugli aspetti culturali e sociali dei ragazzi.
Ma cosa pensano gli studenti?
E qui veniamo al punto: siamo sicuri che basta utilizzare dei metal detector per evitare che uno studente venga ucciso all’interno della sua classe? È evidente che questa soluzione, anche se vista come un piccolo deterrente, non rappresenta affatto la chiave giusta per risolvere il problema. Tuttavia, secondo alcuni dati pubblicati dal Sole 24 Ore, due studenti su tre, circa il 60%, reputano che i metal detector nelle scuole sono una misura di sicurezza necessaria. Eppure, solo il 21% si sente realmente più sicuro, mentre il 35% teme un aumento della tensione e il 32% l'ansia e il sospetto. In generale, oltre il 60% degli studenti ritiene che all’interno degli istituti scolastici siano necessari maggiori controlli.

