Intelligenza artificiale, perché siamo così pessimisti?
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Intelligenza artificiale, perché siamo così pessimisti?

Un nuovo studio delle università di Vienna e Monaco ha dimostrato che la diffusa percezione dell’Ia come causa di perdita di posti di lavoro influenza il nostro atteggiamento verso la democrazia. Ma...

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by Pasquale Raicaldo

Siamo fatalmente pessimisti.  Più apocalittici che integrati, per dirla con Eco. E dunque percepiamo l’intelligenza artificiale come una minaccia. Di più: la maggior parte delle persone ritiene che siano più consistenti i posti di lavoro sottratti all’essere umano rispetto alle nuove opportunità. Ma è davvero così?  
Interessante è il nuovo studio, recentissimo, dell'Università di Vienna e della Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera (LMU), i cui ricercatori hanno dimostrato un pericoloso nesso causale: più forte è questa percezione e più le persone sono insoddisfatte della democrazia, partecipando meno ai dibattiti politici sui futuri sviluppi tecnologici. Il tutto  malgrado, nei fatti, l'intelligenza artificiale abbia avuto finora solo un impatto limitato sul mercato del lavoro.

Come percepisce la popolazione l'intelligenza artificiale?

Il team di ricerca ha inizialmente analizzato i dati di un sondaggio condotto in 38 paesi europei con oltre 37 mila intervistati. Il risultato è chiaro: nella maggior parte dei paesi, l'opinione prevalente è che l'intelligenza artificiale distrugga più posti di lavoro di quanti ne crei. "L'impatto effettivo dell'intelligenza artificiale sul mercato del lavoro è ancora limitato, eppure molte persone percepiscono l'intelligenza artificiale principalmente come una potenziale sostituta del lavoro umano. – sottolinea Armin Granulo della LMU di Monaco di Baviera, tra gli autori dello studio  - Questa percezione è particolarmente diffusa nei paesi economicamente sviluppati".

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Ma cosa significa per la democrazia?

Nello studio, il team di ricercatori dimostra che queste percezioni dell'intelligenza artificiale non sono prive di conseguenze politiche. Le persone che percepiscono l'intelligenza artificiale come fonte di distruzione di posti di lavoro sono significativamente più insoddisfatte del funzionamento della democrazia. Sono anche meno impegnate politicamente, ad esempio nelle discussioni, nella partecipazione civica o nella co-progettazione delle politiche tecnologiche. "Quando le persone ritengono che l’Ia sostituisca il lavoro umano, esprimono dubbi sul sistema politico: sono meno soddisfatte della democrazia e delle sue istituzioni", riassume Christoph Fuchs della Facoltà di Economia e Statistica dell'Università di Vienna.

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Per verificare se queste correlazioni siano effettivamente causali, gli autori hanno condotto due esperimenti rappresentativi nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Ai partecipanti sono stati presentati diversi scenari futuri dell'intelligenza artificiale: uno inquadrava l'Ia come sostituto del lavoro umano e l'altro come creatore di nuovi posti di lavoro. I risultati mostrano che quando l'intelligenza artificiale veniva inquadrata come sostituto del lavoro umano, i partecipanti esprimevano una fiducia significativamente inferiore nelle istituzioni democratiche e una ridotta disponibilità a impegnarsi politicamente con l'intelligenza artificiale. Dunque, sottolineano i ricercatori, le conseguenze sociali dell'intelligenza artificiale non si materializzano solo quando i posti di lavoro scompaiono effettivamente. Aspettative e paure possono, da sole, modificare gli atteggiamenti politici, con il rischio di quella che in sociologia si definisce profezia autoavverante.

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"Il modo stesso in cui parliamo di intelligenza artificiale come società può influenzare gli atteggiamenti democratici. – annuisce Andreas Raff dell'Università di Vienna - Se i dibattiti pubblici si concentrano pesantemente sulla perdita di posti di lavoro, ciò può avere effetti collaterali indesiderati per la democrazia".: "I nostri risultati sono un segnale d'allarme in un momento in cui la legittimità democratica è in declino in molte democrazie consolidate e in cui l'influenza democratica sullo sviluppo dell'intelligenza artificiale è fondamentale", aggiunge Christoph Fuchs.

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Una comunicazione mirata può contrastare la perdita di fiducia

Ma i risultati indicano anche delle opportunità. "I nostri esperimenti suggeriscono che le convinzioni delle persone sull'intelligenza artificiale non sono immutabili", afferma Armin Granulo. "Queste convinzioni potrebbero essere modificate attraverso una comunicazione mirata che evidenzi che la traiettoria dell'intelligenza artificiale – e il suo impatto sul lavoro – non è predeterminata, ma può essere plasmata attraverso scelte democratiche".
E dunque i risultati forniscono spunti importanti per i politici, i media e la società: "Se vogliamo rafforzare la partecipazione democratica allo sviluppo dell'intelligenza artificiale, dobbiamo prendere sul serio la percezione che le persone hanno delle sue conseguenze economiche e contribuire attivamente a plasmarla", concludono gli autori.

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