In Italia ci sono 5,7 milioni di poveri. E il numero è in crescita
Photo by Egor Myznik

In Italia ci sono 5,7 milioni di poveri. E il numero è in crescita

Il MCO Report racconta un Paese sempre più fragile, tra lavoro che non basta, divari territoriali, disagio giovanile e difficoltà abitative. Siamo di fronte a una crisi sociale ormai strutturale. E il futuro non è roseo

Giancarlo Donadio profile image
by Giancarlo Donadio

Oltre 5,7 milioni di individui vivono oggi in Italia in povertà assoluta, con un’incidenza che sale al 9,8% della popolazione, secondo l’ultimo report Istat sulla povertà.  Non siamo davanti a una crisi temporanea, ma a un nuovo equilibrio sociale, fragile e pericoloso. L’Italia non sta migliorando: sta imparando a convivere con livelli record di disagio economico. La stabilità, in questo caso, non è un segnale positivo. È il segno che il sistema si è fermato nel punto più basso.

Il volto più fragile: bambini e giovani

Il dato più allarmante, diffuso in queste ore dal MCO Report, riguarda i minori. Oltre 1,28 milioni di bambini e ragazzi vivono in condizioni di povertà assoluta, con un’incidenza del 13,8%, la più alta dell’ultimo decennio. Questo significa che una parte significativa della popolazione cresce senza accesso pieno a beni essenziali. Non è solo una questione economica, ma sociale: meno istruzione, meno opportunità, meno mobilità. Anche i giovani tra i 18 e i 34 anni restano fortemente esposti, con un’incidenza dell’11,7%. È il segnale di un Paese che fatica a costruire il proprio futuro.

I dati sulla povertà in Italia degli ultimi 9 anni (ISTAT)

Lavorare non basta più: il paradosso dei working poor

Il lavoro non è più una garanzia contro la povertà. È questa una delle trasformazioni più profonde e preoccupanti degli ultimi anni. Tra le famiglie di operai, l’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 15,6% e sale al 18,7% in presenza di minori. In altre parole, avere un lavoro non basta più per vivere dignitosamente.

Le piccole isole italiane? Sono fragili ma resilienti
Siamo stati alla presentazione del report di Glocal Impact Network per Fondazione Sanlorenzo, che mette in luce limiti e opportunità e propone un salto verso l’innovazione trasformativa. Ecco cosa è emerso


Nel Mezzogiorno, la situazione è ancora più critica: tra le famiglie operaie, la povertà relativa tocca il 28,9%. Significa che quasi un lavoratore su tre, al Sud, non riesce a sostenere uno standard di vita adeguato. Questo scenario alimenta il fenomeno dei working poor: lavoratori poveri, intrappolati in un sistema che non remunera adeguatamente il lavoro e che espone milioni di persone a una precarietà costante. Anche la condizione dei lavoratori indipendenti non imprenditori resta fragile: tra il 2014 e il 2024 l’incidenza della povertà si è mantenuta al 7,4%, segno di una vulnerabilità strutturale. In un contesto di inflazione e aumento dei costi, il “posto di lavoro” non è più una sicurezza, ma un equilibrio instabile.

Indicenza della povertà rispetto alla condizione professionale (ISTAT)

La casa e l’istruzione: le vere linee di confine

Non tutti i fattori incidono allo stesso modo sulla povertà. Alcuni diventano veri e propri spartiacque. Il titolo di studio è uno dei principali elementi di protezione: chi possiede solo la licenza elementare registra un’incidenza di povertà del 14,4%, mentre per chi ha almeno un diploma il dato crolla al 4,2%. L’istruzione, quindi, non è solo un’opportunità: è una barriera contro l’indigenza. Allo stesso modo, la condizione abitativa resta determinante. Vivere in affitto espone a un rischio molto più elevato rispetto alla proprietà, rendendo la casa uno degli ultimi strumenti di stabilità economica.

Incidenza di povertà tra famiglie (ISTAT)

Disuguaglianze che si amplificano: territori e cittadinanza

La povertà in Italia non è uniforme. È una frattura che segue linee geografiche e sociali sempre più marcate. Il divario tra italiani e stranieri è tra i più evidenti: l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie composte esclusivamente da stranieri è del 35,2%, contro il 6,2% delle famiglie italiane. Nel Mezzogiorno, questa forbice si amplia ulteriormente, arrivando al 42,5%. Numeri che raccontano una vulnerabilità sistemica, legata a condizioni lavorative più precarie e a minori opportunità di integrazione.

Previsione povertà fino al 2030 (ISTAT)

Uno scenario fragile esposto agli shock globali

A rendere ancora più instabile questo quadro è il contesto internazionale. Le tensioni geopolitiche e l’aumento dei prezzi continuano a erodere il potere d’acquisto delle famiglie. Quando il costo dei beni essenziali cresce, la soglia della povertà si alza automaticamente. E milioni di persone che oggi riescono a restare appena sopra quella soglia rischiano di scivolare sotto in tempi rapidi. È un equilibrio sottile, dove basta poco per cadere.

Verso il 2030: il rischio di una normalizzazione della povertà

Le proiezioni indicano un trend preoccupante: entro il 2030 una famiglia su dieci potrebbe trovarsi in povertà assoluta. È un dato che va oltre l’economia. Riguarda la tenuta sociale del Paese, la fiducia, la mobilità, la possibilità stessa di costruire un futuro. Quando la povertà diventa diffusa, cambia tutto: i consumi, le scelte, le aspettative.

Oltre i numeri: una responsabilità collettiva

I dati raccontano una realtà ormai consolidata: la povertà è diventata una componente stabile del sistema sociale italiano. Affrontarla richiede politiche integrate, capaci di intervenire in modo coordinato su istruzione, occupazione e accesso alla casa. In assenza di interventi strutturali, il rischio è quello di una progressiva erosione della coesione sociale. E ciò che oggi osserviamo nei numeri rischia di trasformarsi, domani, in una nuova normalità.

Giancarlo Donadio profile image
by Giancarlo Donadio

Ultimi Articoli