In Italia ci sono 5,7 milioni di poveri. E il numero è in crescita
Il MCO Report racconta un Paese sempre più fragile, tra lavoro che non basta, divari territoriali, disagio giovanile e difficoltà abitative. Siamo di fronte a una crisi sociale ormai strutturale. E il futuro non è roseo
Oltre 5,7 milioni di individui vivono oggi in Italia in povertà assoluta, con un’incidenza che sale al 9,8% della popolazione, secondo l’ultimo report Istat sulla povertà. Non siamo davanti a una crisi temporanea, ma a un nuovo equilibrio sociale, fragile e pericoloso. L’Italia non sta migliorando: sta imparando a convivere con livelli record di disagio economico. La stabilità, in questo caso, non è un segnale positivo. È il segno che il sistema si è fermato nel punto più basso.
Il volto più fragile: bambini e giovani
Il dato più allarmante, diffuso in queste ore dal MCO Report, riguarda i minori. Oltre 1,28 milioni di bambini e ragazzi vivono in condizioni di povertà assoluta, con un’incidenza del 13,8%, la più alta dell’ultimo decennio. Questo significa che una parte significativa della popolazione cresce senza accesso pieno a beni essenziali. Non è solo una questione economica, ma sociale: meno istruzione, meno opportunità, meno mobilità. Anche i giovani tra i 18 e i 34 anni restano fortemente esposti, con un’incidenza dell’11,7%. È il segnale di un Paese che fatica a costruire il proprio futuro.

Lavorare non basta più: il paradosso dei working poor
Il lavoro non è più una garanzia contro la povertà. È questa una delle trasformazioni più profonde e preoccupanti degli ultimi anni. Tra le famiglie di operai, l’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 15,6% e sale al 18,7% in presenza di minori. In altre parole, avere un lavoro non basta più per vivere dignitosamente.
Nel Mezzogiorno, la situazione è ancora più critica: tra le famiglie operaie, la povertà relativa tocca il 28,9%. Significa che quasi un lavoratore su tre, al Sud, non riesce a sostenere uno standard di vita adeguato. Questo scenario alimenta il fenomeno dei working poor: lavoratori poveri, intrappolati in un sistema che non remunera adeguatamente il lavoro e che espone milioni di persone a una precarietà costante. Anche la condizione dei lavoratori indipendenti non imprenditori resta fragile: tra il 2014 e il 2024 l’incidenza della povertà si è mantenuta al 7,4%, segno di una vulnerabilità strutturale. In un contesto di inflazione e aumento dei costi, il “posto di lavoro” non è più una sicurezza, ma un equilibrio instabile.

La casa e l’istruzione: le vere linee di confine
Non tutti i fattori incidono allo stesso modo sulla povertà. Alcuni diventano veri e propri spartiacque. Il titolo di studio è uno dei principali elementi di protezione: chi possiede solo la licenza elementare registra un’incidenza di povertà del 14,4%, mentre per chi ha almeno un diploma il dato crolla al 4,2%. L’istruzione, quindi, non è solo un’opportunità: è una barriera contro l’indigenza. Allo stesso modo, la condizione abitativa resta determinante. Vivere in affitto espone a un rischio molto più elevato rispetto alla proprietà, rendendo la casa uno degli ultimi strumenti di stabilità economica.

Disuguaglianze che si amplificano: territori e cittadinanza
La povertà in Italia non è uniforme. È una frattura che segue linee geografiche e sociali sempre più marcate. Il divario tra italiani e stranieri è tra i più evidenti: l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie composte esclusivamente da stranieri è del 35,2%, contro il 6,2% delle famiglie italiane. Nel Mezzogiorno, questa forbice si amplia ulteriormente, arrivando al 42,5%. Numeri che raccontano una vulnerabilità sistemica, legata a condizioni lavorative più precarie e a minori opportunità di integrazione.

Uno scenario fragile esposto agli shock globali
A rendere ancora più instabile questo quadro è il contesto internazionale. Le tensioni geopolitiche e l’aumento dei prezzi continuano a erodere il potere d’acquisto delle famiglie. Quando il costo dei beni essenziali cresce, la soglia della povertà si alza automaticamente. E milioni di persone che oggi riescono a restare appena sopra quella soglia rischiano di scivolare sotto in tempi rapidi. È un equilibrio sottile, dove basta poco per cadere.
Verso il 2030: il rischio di una normalizzazione della povertà
Le proiezioni indicano un trend preoccupante: entro il 2030 una famiglia su dieci potrebbe trovarsi in povertà assoluta. È un dato che va oltre l’economia. Riguarda la tenuta sociale del Paese, la fiducia, la mobilità, la possibilità stessa di costruire un futuro. Quando la povertà diventa diffusa, cambia tutto: i consumi, le scelte, le aspettative.
Oltre i numeri: una responsabilità collettiva
I dati raccontano una realtà ormai consolidata: la povertà è diventata una componente stabile del sistema sociale italiano. Affrontarla richiede politiche integrate, capaci di intervenire in modo coordinato su istruzione, occupazione e accesso alla casa. In assenza di interventi strutturali, il rischio è quello di una progressiva erosione della coesione sociale. E ciò che oggi osserviamo nei numeri rischia di trasformarsi, domani, in una nuova normalità.
