In Italia c'è qualcosa che non funziona nella cultura aziendale del nuovo millennio
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In Italia c'è qualcosa che non funziona nella cultura aziendale del nuovo millennio

Quasi 9 professionisti su 10 dichiarano di aver osservato segnali di deterioramento nel proprio ambiente di lavoro: per il 67% il problema è ormai evidente. La colpa? Spesso di comunicazioni interne poco chiare o di tagli alle risorse

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by Pasquale Raicaldo

C’è un momento, nelle organizzazioni, in cui il cambiamento non fa rumore. Non arriva con uno scossone, non si annuncia con un crollo improvviso. È piuttosto una crepa sottile che si allarga nel tempo, un logoramento silenzioso che intacca fiducia, motivazione e senso di appartenenza. Oggi questa crepa ha un nome preciso — culture rot — e sta diventando sempre più visibile. La cultura aziendale italiana attraversa infatti una fase critica. Quasi 9 professionisti su 10 (89%) dichiarano di aver osservato segnali di deterioramento nel proprio ambiente di lavoro: per il 67% il problema è ormai evidente, mentre un ulteriore 22% parla di campanelli d’allarme sempre più chiari. È il quadro che emerge dall’ultima indagine di Robert Walters, partner globale nelle soluzioni per i talenti, che accende i riflettori su una progressiva erosione dei valori e dell’identità aziendale. Non si tratta di crisi esplosive, ma di un lento processo che, giorno dopo giorno, incide su collaborazione, engagement e performance.

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Comunicazione fragile e risorse in contrazione

Tra i fattori che pesano maggiormente sulla tenuta culturale delle imprese figurano le comunicazioni interne poco chiare o inefficaci (36%), seguite dai tagli a budget e risorse (27%) e dalla scarsa collaborazione tra team (24%). Solo il 12% individua nella riduzione di incentivi e riconoscimenti la causa principale, ma la dimensione economica resta trasversale e decisiva. «Questa erosione culturale rappresenta una minaccia silenziosa per la competitività delle imprese italiane», osserva Walter Papotti, Country Director di Robert Walters Italia. «Quando il morale si abbassa e i valori si indeboliscono, l’impatto sulla produttività è inevitabile. Il rischio non è un collasso improvviso, ma un progressivo disimpegno diffuso.»

Bonus e benefit: presenza strutturale, percezione debole

In Italia oltre cinque milioni di lavoratori percepiscono premi di produttività legati al contratto, segnale di sistemi incentivanti ormai consolidati. Eppure la percezione racconta un’altra storia: quasi la metà dei professionisti (49%) considera oggi bonus e benefit insufficienti, mentre appena il 3% segnala un miglioramento del proprio pacchetto retributivo. Nel complesso, il 55% evidenzia una contrazione dei benefit nel corso del 2025. «Ridurre o eliminare i sistemi di reward accelera il deterioramento della cultura aziendale», prosegue Papotti. «Quando le persone percepiscono che i propri sforzi non vengono valorizzati, il coinvolgimento cala rapidamente».

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Il nodo dell’allineamento valoriale

Il dato forse più significativo riguarda l’allineamento tra valori dichiarati e realtà quotidiana. Solo l’11% dei professionisti italiani si definisce completamente in sintonia con i valori della propria azienda. Il 30% afferma di non sentirsi affatto allineato e un ulteriore 32% solo parzialmente. Un paradosso, se si considera che il 72% dei lavoratori indica cultura e valori come elementi determinanti nella scelta di un nuovo impiego. «La coerenza è decisiva», sottolinea Papotti. «Se i valori raccontati in fase di selezione non trovano riscontro nella quotidianità, la fiducia si incrina e la retention diventa fragile.» Il contesto europeo conferma la criticità: secondo l’European Workforce Study 2025, solo il 43% dei lavoratori italiani considera la propria azienda un ottimo luogo di lavoro, una delle percentuali più basse nel panorama continentale.

Cultura e sostenibilità del business

Il 90% dei professionisti riconosce che cultura e valori siano determinanti o comunque importanti per un’organizzazione. Tuttavia, le politiche di contenimento dei costi stanno incidendo profondamente sulle dinamiche interne, trasformando molte realtà orientate alla crescita in strutture focalizzate sulla sopravvivenza. «Quando il contenimento dei costi domina l’agenda, la cultura aziendale rischia di diventare una variabile sacrificabile», conclude Papotti. «Ma una cultura solida non è un elemento accessorio: è un moltiplicatore di performance e un fattore chiave di attrattività. Ignorarla significa compromettere la sostenibilità del business nel medio-lungo periodo». Ed è forse proprio qui il punto: la cultura non è un ornamento identitario, ma l’infrastruttura invisibile che tiene insieme strategia e persone. Quando si indebolisce, non crolla tutto subito. Ma lentamente, quasi impercettibilmente, si perde slancio. E recuperarlo diventa molto più complesso che difenderlo.

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