Darwin Day, perché il messaggio del "padre" della selezione naturale è ancora attuale
Il 12 febbraio 1809 nasceva, a Shrewsbury, l’uomo che avrebbe costretto l’Occidente a rivedere la propria immagine allo specchio. Oggi molte iniziative lo celebrano. Ma c'è anche chi ammonisce: sicuri di aver compreso la sua lezione più profonda?
Nel segno di Charles Darwin. Il 12 febbraio 1809 nasceva, a Shrewsbury, l’uomo che avrebbe costretto l’Occidente a rivedere la propria immagine allo specchio, a riconoscersi parte di una storia naturale lunga milioni di anni, fatta di tentativi, adattamenti, trasformazioni lente e inesorabili.
Così, quella di oggi non è soltanto una data nel calendario della scienza, non è celebrazione rituale ma esercizio di consapevolezza. Ricorda che la conoscenza non procede per rivelazioni, bensì per ostinazione dello sguardo. Darwin osserva, annota, dubita. Scompone l’ovvio. Attraversa oceani e biblioteche con la stessa pazienza. Quando nel 1859 pubblica L’origine delle specie, non consegna al mondo soltanto una teoria: apre una fenditura nel pensiero dominante, incrina l’idea di una natura immobile e gerarchica, introduce la vertigine del tempo profondo. La selezione naturale diventa chiave di lettura e, insieme, lezione di metodo. Oggi, dunque, il mondo celebra soprattutto questo: il rigore come forma di libertà, il dubbio come disciplina morale, il pensiero critico come argine alle semplificazioni. Non è un caso che il Darwin Day si traduca, in tutta Italia, in una lunga teoria di iniziative che intrecciano divulgazione e partecipazione, studio e paesaggio.
Dal 12 al 22 febbraio il Sistema dei Musei e Orto Botanico dell’Università di Modena e Reggio Emilia dedica laboratori alla lunga alleanza evolutiva tra piante e insetti impollinatori: un dialogo silenzioso, fatto di colori, forme e strategie, che racconta meglio di qualsiasi metafora la trama sottile della coevoluzione. Sull’Altopiano di Asiago, una ciaspolata gratuita tra boschi e pascoli invita a leggere il territorio come un archivio vivente di adattamenti. A Padova, il Museo della Natura e dell’Uomo trasforma la conferenza in un confronto interattivo, chiamando il pubblico a misurarsi con le proprie conoscenze sull’evoluzione.

Il 14 febbraio il MUSE di Trento sceglie il linguaggio dei suoni per narrare l’evoluzione attraverso ritmi e armonie, quasi a suggerire che anche la scienza possiede una propria musicalità interna, fatta di variazioni e riprese. A Bologna, una conferenza-spettacolo ripercorre l’avventura intellettuale che portò Darwin alla sua opera più audace. Il giorno seguente, tra le escursioni dell’Ecomuseo di Argenta, i laboratori dell’Acquario Civico di Milano e le passeggiate botaniche nel Delta del Po, la biodiversità si offre non come concetto astratto ma come esperienza diretta, concreta, tangibile.

Le iniziative proseguono fino al 17 febbraio: a Lucca si discute di Citizen Science e tutela della biodiversità, riaffermando il ruolo attivo dei cittadini nella ricerca; dall’Osservatorio Astronomico della Valle d’Aosta uno sguardo si posa su Emma Wedgwood, compagna discreta e determinante nella vita dello scienziato, a ricordare che ogni rivoluzione intellettuale è anche una vicenda umana.
Ma c'è anche da riflettere, oggi più che mai. Perché, spiega il Wwf in una nota, il Darwin Day, giornata dedicata al padre della teoria dell’evoluzione, è un’occasione preziosa per ragione sul valore della vita sulla Terra e, allo stesso tempo, sulla responsabilità dell’umanità nel custodirne il futuro. L’evoluzione insegna che la diversità biologica è il frutto di ere geologiche, adattamenti delicati e relazioni complesse. Di qui la necessità "di ricordare come crisi climatica e perdita di natura, causate dall’uomo, stiano interrompendo questi processi a una velocità senza precedenti".

In un nuovo report diffuso in queste ore, allora, l'associazione pone l'accento su specie iconiche come tigre, leopardo delle nevi, gorilla di montagna ed elefante, ma anche specie prioritarie della nostra biodiversità come il lupo, "vittima di continui attacchi e strumentalizzazioni che hanno portato al recente declassamento del suo status di protezione, una misura antiscientifica che espone la specie - già colpita da diffuso bracconaggio - a minacce che speravamo appartenessero al passato". Nel report si parla anche di orso bruno marsicano, una delle popolazioni più minacciate d’Europa e di specie animali protagoniste di un lento ma costante recupero, come la foca monaca e l’aquila di Bonelli.


