Che ci faceva un frammento dell'Iliade dentro una mummia?
La missione archeologica di Oxyrhynchus dell'Università di Barcellona ha individuato, ad Al Bahnasa, un frammento dell'opera attribuita ad Omero. Ma che ci faceva lì? La risposta sarebbe semplicissima
La missione archeologica di Oxyrhynchus dell'Università di Barcellona ha individuato, ad Al Bahnasa, un frammento dell'opera attribuita ad Omero, risalente a circa 1.600 anni fa, inserito intenzionalmente in un processo di mummificazione. Il frammento, rinvenuto su una mummia di epoca greco-romana in Egitto non era però un testo destinato ad accompagnare il defunto nel suo viaggio nell’aldilà, ma un elemento funzionale alla mummificazione.
A chiarirlo è Gianluca Miniaci, egittologo dell’Università di Pisa, commentando il ritrovamento avvenuto nella necropoli di Ossirinco, non lontano dall’area in cui l’Ateneo pisano conduce ricerche archeologiche dal 2015.

La scoperta ha riportato alla luce una tomba romana con numerose mummie e oggetti preziosi, tra cui un papiro contenente un passo del secondo libro dell’Iliade, il cosiddetto “Catalogo delle navi” (II, 494-759), che elenca i contingenti greci diretti a Troia. Un ritrovamento che inizialmente poteva suggerire un significato simbolico o religioso legato al culto dei morti, ma che invece ha una spiegazione del tutto diversa.“Al contrario di quello che si suppone, questo frammento non indicava l’idea di portarsi una parte dell’Iliade nel proprio percorso funerario, si tratta piuttosto di un papiro utilizzato come materiale per riempire l’addome ed evitare il cedimento della pelle e dei tessuti dopo la rimozione delle viscere, un po' come se noi avessimo utilizzato dei vecchi fogli di giornale”, spiega Miniaci.

Il papiro, dunque, non aveva una funzione simbolica o religiosa, bensì pratica, per stabilizzare il corpo del defunto nel processo di imbalsamazione“Il ritrovamento del papiro – sottolinea Miniaci – è avvenuto in un’area di straordinaria importanza archeologica: la necropoli di Ossirinco si trova infatti nelle vicinanze del sito di Zawyet Sultan, dove l’Università di Pisa è impegnata da oltre dieci anni in campagne di scavo che hanno già portato alla luce strutture funerarie di grande interesse, tra cui una piccola piramide incompiuta che stiamo studiando per capirne uso e funzioni”.

