A due mesi di vita i bambini già riescono a categorizzare gli oggetti

I sorprendenti risultati di uno studio mettono in discussione la comprensione dello sviluppo visivo nella prima infanzia e sollevano una serie di interrogativi

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A due mesi di vita i bambini già riescono a categorizzare gli oggetti
Photo by hessam nabavi

I bambini sono in grado di categorizzare visivamente oggetti diversi già a due mesi di vita, molto prima di quanto ipotizzato in precedenza. Lo suggerisce uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience, condotto dagli scienziati del Trinity College di Dublino. Il team, guidato da Cliona O'Doherty, ha coinvolto 130 neonati di due mesi, con un follow-up fino a nove mesi per 65 bambini e una coorte di adulti per confronto. I bimbi visualizzavano immagini di 12 categorie comuni, come animali, oggetti e alberi. Nel frattempo, i ricercatori hanno registrato la loro attività cerebrale.

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I risultati, commentano gli autori, potrebbero fornire indicazioni su futuri approcci per comprendere lo sviluppo cognitivo nella prima infanzia. Gli esseri umani imparano a riconoscere e raggruppare gli oggetti durante il primo anno di vita, un processo alla base dell'acquisizione del linguaggio, ma non è chiaro a che età si inizi a sviluppare tale capacità.
Nell'ambito dell'indagine, i ricercatori sono stati in grado di anticipare la categoria dell'oggetto sulla base dell'attività cerebrale dei bambini, analizzando il percorso di elaborazione visiva, la via visiva centrale.

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Questi risultati, precisano gli autori, dimostrano che i neonati sono in grado di distinguere le rappresentazioni delle categorie di oggetti. Le distinzioni tra gli oggetti nella corteccia visiva e nella corteccia ventrotemporale dei neonati erano simili a quelle degli adulti, anche per quanto riguarda la dicotomia tra rappresentazioni animate o inanimate. L'aspetto sorprendente, rivelano gli studiosi, è che i neonati hanno un'acuità visiva e un'esperienza del mondo limitate. I risultati, concludono gli scienziati, mettono in discussione la comprensione dello sviluppo visivo nella prima infanzia e sollevano interrogativi su quanta parte dell'organizzazione precoce della corteccia derivi dall'esperienza rispetto a ciò che è presente fin dalla nascita.

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